Perché giocare per gli adulti è difficile?

Tè con i dinosauri, minestre di sabbia e fiori, un’ennesima torre traballante di lego… a volte giocare con i propri figli assomiglia di più a una velata tortura mentale. Provate a ricordarvi che cosa sentite quando giocate con loro. Andateci senza filtri, non lo diremo a nessuno. C’è un po’ il gusto di obbligo?

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Una cosa un po’ noiosetta? Con il retrogusto di fare le cose stupide e di dover sorridere alle battute che non hanno senso? Forse a un certo punto vi chiedete se è normale provare questi sentimenti con i propri figli. Esistono genitori che si divertono per davvero? È normale che non siamo perennemente entusiasti di giocare?

La risposta breve – si, è normale. Non siamo più bambini, abbiamo i nostri interessi, la casa da pulire e mille problemi da risolvere per organizzare la vita attorno a questi piccoli fiori. La mamma perfetta e il papà-modello sempre sorridenti, adoranti di qualsiasi cosa produca la loro prole è la più grande invenzione dell’era pubblicitaria.  

La risposta lunga è che per giocare e divertirsi nel frattempo, secondo noi, basterebbe affrontare questa attività da una prospettiva diversa.  

Ma, prima di passare alle soluzioni, provate a ricordarvi com’era per voi giocare da piccoli. Io, ad esempio, mi ricordo le farfalle nella pancia quando c’era da scegliere i vestiti per le mie adorabili bambole, un senso di avventura quando andavamo a nascondere i nostri tesori nel giardino della scuola, un senso di quasi onnipotenza quando facevo una minestra dalle cose improbabili imitando la mia mamma. Era bellissimo, potevo passare ore a fare queste cose. Se ci penso, anche adesso sono un’avventuriera che adora scegliere i vestiti e preparare piatti immangiabili inimmaginabili. Forse una speranza c’è anche per noi, adulti, di ritrovare quella leggerezza nel gioco?  

Secondo noi – sì. Provate ad applicare queste semplici regole, pensate per trovare la soluzione al problema, eliminare il “singhiozzo” che nel mondo degli adulti ostacola la libertà di gioco.   

1) La prima regola dei bimbi – giocare a quello che piace 

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Problema di base: dover giocare a cose che vi sono indifferenti o peggio ancora, antipatiche. 

Secondo voi, sarebbe possibile costringere un bambino a giocare a qualcosa che non gli piace?  

Ecco. I bimbi sono davvero egocentrici quando si tratta del gioco e partono sempre da quello che piace a loro in ogni dato momento. Perché pensate che con voi, adulti, invece può funzionare? Perché fate cose ben più difficili nella vita e la forza di volontà non vi manca, vero? Ma forse non è quello che serve per giocare… Forse per partire con il piede giusto bisognerebbe partire dal centro del proprio universo, dallo zero cartesiano, in altre parole, da quello che piace proprio a voi. Il gioco proviene dallo stesso posto dove nasce la creatività, senza l’interesse entrambe le cose non possono esistere.  

Come fai allora a entusiasmarti di un argomento che trovi banale? Cerca i punti di convergenza dove il gioco può esistere per entrambe le parti: i settori dove si incrociano i tuoi interessi con quelli del tuo bambino. A tua figlia piacciono le bambole e a te le macchine? Provate allora a scegliere insieme da una rivista di auto una macchina adatta per ogni sua bambola, perché lo sappiamo, no, che anche le macchine hanno la loro personalità, esattamente come le Barbie e le principesse. A te piace la musica classica e tuo figlio invece è un tipetto vivace? Chiedigli allora di inventare un balletto per 2-3 pezzi forti che gli farai sentire (Čajkovskij, Wagner e Vivaldi vanno benissimo) e poi di insegnarlo a te. È chiaro il principio? 

La buona notizia è che hai due grandi risorse a tua disposizione: 

  • i tuoi interessi attuali (macchine, tecnologia, trucco, disegno, fotografia, ecc.) 
  • i tuoi interessi da piccolo (realizzati o no, ma guarda bene soprattutto a quelli non realizzati) 

Diffida dell’imitazione però – se non sei autentico, se fingi di essere interessato, il tuo bimbo lo capirà subito. L’unica soluzione è tirare fuori davvero le tue passioni. 

2) La seconda regola dei bimbi – usare alla grande il pensiero magico 

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Problema di base: non riuscire a parlare la stessa lingua, a trovare un linguaggio comune.  

Lo so, la magia è un discorso pesantissimo per gli adulti, ma in questo caso ‘pensiero magico’ è un termine specifico, che si usa nell’ambito di psicologia e pedagogia per descrivere un comportamento. 

Ecco la definizione tratta dalla rivista “Un pediatra per amico”:

Nei primi sette anni di vita il pensiero del bambino può essere definito come magico. Questa modalità, in buona misura contrapposta a quella logica degli adulti, è caratterizzata dall’incapacità di distinguere i propri pensieri, desideri, emozioni da quelli degli altri esseri umani; inoltre, questo tipo di pensiero è permeato di animismo, attribuisce cioè sentimenti, volontà, possibilità di azione a tutti gli altri esseri del mondo, anche a quelli inanimati. 

Il punto importante qui è capire che questo tipo di pensiero non è privo di ragionamento. Il bambino produce in continuazione le idee e le storie con legame causa-effetto. È solo che le regole di questi legami sono più flessibili. Il pensiero magico esiste perché ha delle funzioni specifiche: serve a sciogliere le paure, soprattutto quella dell’ignoto, a calmare l’ansia e incanalare altre emozioni forti nonché per trovare una spiegazione su come funziona questo mondo.

Come puoi usarlo anche tu? Il tuo bimbo ti chiede un gioco un po’ costoso che non hai intenzione di comprare subito? Proponigli di disegnarlo o fate su un foglio di carta un ‘piano d’acquisto’ per quando arriverà. Contrariamente a quello che uno può pensare, non è una presa in giro, è un modo per incanalare quel desiderio fortissimo che ha il bambino nel confronto di quel gioco, gli offrirà un sollievo.

3) La terza regola dei bambini – tutto è un gioco 

Problema di base: sentire la mancanza di idee, giocattoli, libri specifici, area gioco adeguata, ecc. 
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Per giocare con i vostri figli non vi serve nulla oltre quello che avete già (non penso che viviate in uno spazio allestito alla Montessori, vero?). Il divertimento è una cosa molto più grande dei giochi educativi e (scusatemi questa ripetizione) è altrettanto educativo anche quando questo non è lo scopo. Qualche idea? Una gara per lavare i vetri, lavare i cerchi della macchina, arrampicarsi sull’albero accompagnato da papà o mamma solo per avere un’altra prospettiva, fare una torta, dipingere i muri (l’ho fatto, credetemi, è esilarante), correre in casa come matti, provare chi può gridare più forte, stare sdraiati sull’erba a guardare le nuvole, giocare alle città mentre si viaggia in macchina. Senza esagerare, praticamente qualsiasi cosa che avete oggi sulla vostra agenda può essere trasformata in un gioco (almeno in una parte). 

Divertitevi con gusto, provate queste regole e scriveteci come è andata. Ricordatevi che il periodo quando potete giocare con i vostri bimbi è breve, tra pochi anni finirà. Ci saranno altre cose da fare insieme, ovviamente. Ma il momento giusto per giocare è adesso. Pronti, Via! 

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Author: Yelena

Una mamma russa, una naturalista e un’appassionata di danza, mi trovo particolarmente a mio agio nel caos creativo. Adoro leggere i libri per imparare cose nuove: dai missili e razzi spaziali a paleontologia, dal flamenco all’origami. Per non impazzire - pratico l’autoironia come cura universale da tutti i guai.

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