Origami: come fare un esagono di carta

Origami, l’arte giaponese di piegare la carta, sarebbe un ottimo passatempo per i grandi e i piccoli (non troppo piccoli, comunque), se non fosse per le istruzioni… Devo confessare che mi è capitato più di una volta di non capire come si fa la manovra origamica.

giphy puzzled

La prima delusione era causata da un magnifico kit per creare i di dinosauri.

Origami dinosauri

Carini, vero? Dopo una decina di tentativi siamo riusciti a farne uno. Il più semplice ovviamente. Il risultato – bimbo deluso, mamma frustrata (o vice versa).

Poi è arivato il libro di aeroplanini… Anche lì, dopo i primi due eravamo al limite delle nostre capacità mentali sommate. C’erano le istruzioni dettagliate, c’era anche la descrizione a parole, ma continuavo a non capire le mosse clue.

Parlandone con amici più saggi, ho scoperto che esistono i video tutorial per origami!! A prova di frustrati ) Ho subito capito che questa era la mia chance.

Funziona! Per la prima volta per noi il lavoretto di origami è stato un divertimento e non una tortura. In 15 min circa siamo riusciti a fare ben 2 esagoni perfetti. E abbiamo già salvato un sacco di video per la prossima volta. Provateci anche voi!

Età: da 5 anni

Tempo a disposizione: 15-20 mins

Occorrente: un foglio di carta per origami quadrato e le forbici

Procedimento:

Video tutorial: Esagono di carta

Perché ci piace:

  • sviluppa l’attenzione – i bimbi di solito sono interessati e in modo naturale riescono a concentrarsi sul procedimento.
  • presenta le nozioni di geometria – linea, triangolo, quadrato e esagono.
  • aiuta ad acquisire la padronanza maggiore delle dita e della mano. Una cosa estremamente utile per poter maneggiare la penna.
  • è divertente anche per i grandi perchè non devo pulire dopo anch’io sono rimasta stupita da come eseguendo i gesti così semplici si arriva a una cosa così perfettà e non banale.

Buon lavoro!




Come onde nel mare

Mettiamo il pregrafismo sotto la lente?

A volte dimentichiamo che la nostra scioltezza nello scrivere è il frutto di anni e anni di lavoro: eravamo anche noi tesi, stringevamo la penna forse un po’ troppo forte e non sapevamo bene fare i due cerchi dell’8.

In Germania, dove lo psicologo Manfred Spitzer nel suo studio “Demenza digitale” ha di recente messo in relazione tecnologia, effetti negativi sull’ippocampo e Alzheimer, una ricerca ha appurato che il 70% dei bambini in uscita dalla scuola materna non mostra di avere i necessari prerequisiti motori per poter affrontare l’apprendimento del corsivo. Fra le cause: mancanza di attività fisica, carente manualità, assenza dell’esempio dei genitori, che non li aiutano a esercitarsi, e come loro usano ormai solo computer, smartphone e tablet:

“Oggi non si gioca più in strada, non ci si arrampica sugli alberi, non ci si allaccia le scarpe, non si corre e salta, non si infila un ago. Si premono tasti, o si tocca uno schermo, tutte cose che richiedono l’uso di altri muscoli rispetto a quelli per tenere in mano una penna, e che non consolidano la coordinazione necessaria a scrivere in corsivo”, sostiene la pedagogista Stephanie Müller, che conclude provocatoriamente: “Se ho imparato solo a marciare, non riuscirò a imparare a ballare la salsa”.

Allora come possiamo aiutare i nostri figli ad affrontare l’apprendimento della scrittura senza troppo stress?

Potrebbe essere un’idea fargli fare i movimenti base con il nostro gioco di oggi, si chiama “Onde” e aiuterà i vostri figli ad avvicinarsi alla scrittura a gonfie vele!

Vorrei fare una precisazione, il gioco è pensato per i bimbi di 3-6 anni di età. Lo scopo del gioco però non è insegnare a scrivere più presto possibile, ma di fornire al bambino i giusti strumenti per esercitarsi alla scrittura giocando. Quindi la parola chiave è il gioco!

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Tempo a disposizione: 20-30 min

Occorrente: pennarelli con la punta spessa di diversi colori, fogli di carta, rotolo di carta igienica per disegnare e una scatola di cartone.

Procedimento:

  1. Srotolate il rotolo di carta e chiedete al vostro bimbo di disegnare delle onde (intendo, linee ondeggianti) senza mai staccare la penna dal foglio, prima ad occhi aperti e poi chiusi. Lo dicono gli esperti: “Quando si chiudono gli occhi la concentrazione si sposta sulle forme da visualizzare con la mente e il gesto diventa meno contratto. Di solito, le forme eseguite ad occhi chiusi saranno più sciolte. Una volta visto il risultato il bambino comprende che può farle anche ad occhi aperti, la scrittura in tal modo diventa più sinuosa”.
  2. Dopo alcuni tratti semplici, sempre ondeggianti o a cerchio si può passare alla realizzazione delle lettere, incominciando da una serie di eeeee poi llll, sempre col gioco degli occhi aperti e chiusi, che i ragazzi trovano molto divertente, lo fanno volentieri.
  3. Prendete la scatola di cartone e chiedete al vostro bimbo di decorarla con le linee colorate senza staccare il pennarello mentre voi contate fino a 15 (20, 25, ecc.).

Se avete ancora qualche dubbio sull’importanza della scrittura in corsivo, gli ultimi studi dimostrano che l’apprendimento del gesto di scrittura sembra giocare un ruolo cruciale nella scomparsa degli errori speculari.

Virginia Berninger dell’Università di Washington conferma:

“In termini di costruzione del pensiero e delle idee, c’è un rapporto importante tra cervello e mano. La scrittura manuale legata accende massicciamente aree del cervello coinvolte anche nell’attività del pensiero, del linguaggio, e della memoria”.

E voilà! Per concludere con una battura russa, “Qual è il miglior modo di decorare la casa? Lasciare il bimbo con pennarelli da solo in una stanza” ))




Crescere i figli come mamme-delfini

Mio suocero è un appassionato di lego. E non butta mai niente. Queste due massime, combinate insieme fanno sì che abbiamo una quantità praticamente infinita di lego di circa 30 anni fa – tutto rigorosamente messo nelle varie scatole di cartone, organizzato per colori.

Dall’altra parte ogni tanto (e forse più spesso del necessario) a mio figlio capita in regalo il lego moderno – i supercar, le navi spaziali, la stazione dei pompieri e cosi via. Mio suocero commenta che, i giochi di adesso, te li danno con i pezzi elencati, numerati, forniti con le istruzioni di montaggio e persino con le indicazioni di come giocare… Secondo lui, servono a poco. Non sarebbe più educativo lasciarli costruire macchine, navi e casette seguendo la propria fantasia?

A dir la verità, già da un po’ mi stavo chiedendo – c’è una differenza tra gioco libero (in inglese ‘free play’) e il gioco strutturato? Fanno bene entrambi nello stesso modo?

Un indizio alla risposta, l’ho trovato nel libro The Dolphin Way. A Parent’s Guide to Raising Healthy, Happy, and Motivated Kids-Without Turning into a Tiger di Dr. Shimi Kang. L’autrice è una famosa psichiatra infantile canadese di Vancouver.  Incredibile ma la dottoressa apre il libro proprio con l’esempio del lego. E lei la pensa esattamente come mio suocero!

Dimostra con una quantità impressionante di studi scientifici, che il gioco libero è molto-molto-molto più vantaggioso per la crescita dei bambini, perché aiuta a sviluppare:

  • Creatività – out-of-the-box thinking, cioè la capacità di trovare le soluzioni insolite ai soliti problemi,
  • Il pensiero critico – la capacità di fare le domande giuste,
  • Communication skills – se non riuscite a parlare con gli altri, potete anche essere le persone più intelligenti nell’Universo, ma sarà dura ad avere il successo…
  • Collaboration skills – come giocare (e successivamente lavorare e vivere) con gli altri.

E secondo la dottoressa Kang, queste sono le capacità che servono ai bambini per riuscire nella propria vita nel 21-esimo secolo.

Per dimostrare lo stile genitoriale equilibrato, descrive i comportamenti dei delfini. Pare che loro, esattamente come le orche, siano veri campioni nell’utilizzo della creatività, pensiero critico, communication skills e collaboration skills. Mamme-delfini sanno indirizzare senza premere troppo, sanno far capire ai loro bimbi che sono presenti, senza essere invasive. Ed è l’approccio che l’autrice suggerisce.

Il libro parla anche di altri approcci al parenting. In particolare:

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Mamme-tigri  – spingono i loro bambini verso quello che credono che sia benefico per loro, li caricano di compiti, li portano in varie attività, li fanno aderire alla cultura del sacrificio e sacrificano qualsiasi cosa per renderli “di successo”.

Mamme-meduse – sono le classiche mamme permissive, che non dicono mai di no e vogliono sempre fare piacere ai propri bimbi. Niente cose tristi, solo eterna felicità e caramelle.

Il problema delle mamme-tigri e mamme-meduse è che entrambi, in modo diverso, impediscono lo sviluppo della motivazione intrinseca e della adattabilità. Le prime dicono ai figli cosa devono fare, le seconde – non danno loro gli strumenti necessari per poter risolvere i problemi autonomamente.

E voi che tipo di mamme siete? Vi trovate in questa classificazione? Com’erano le vostre mamme?




Il buio oltre la siepe – una lettura d’obbligo per i genitori e gli adolescenti 

Ho sentito parlare di questo romanzo tante volte da piccola, trovavo il suo titolo inglese “To kill a mocking bird” affascinante e misterioso.  

Per una cosa o per l’altra non l’avevo mai letto… ma quasi 20 anni dopo ho deciso di affrontarlo. Non perché devo, non perché è trendy e tutti ne parlano, ma perché ho voglia di un libro valido, che non delude. 

L’ho letto… e confermo, è immenso. In un linguaggio semplice e non invadente l’autrice riesce a spiegare ai ragazzi alcune cose molto delicate:

  • Come i bambini vivono la vita senza madre 
  • Come si crea un rapporto tenero e affettuoso con il padre che lavora tantissimo 
  • Cosa provano i ragazzi che vedono il proprio padre molto più anziano dei padri di altri ragazzi 
  • L’unica regola d’oro per creare la base di autorevolezza 
  • Come si crea l’amicizia tra i bambini 
  • Rapporti tra la sorella con il fratello più grande 
  • Rapporti con gli zii 
  • Come essere buoni, rispettosi, autentici 

Tutti gli argomenti di quali noi, genitori, spesso non siamo minimamente pronti a parlare. In questo caso “Il buio oltre la siepe” potrebbe essere un buon inizio. 

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Vorrei condividere con voi un paio delle mie citazioni preferite per farvi “un assaggio” della saggezza e dello stile squisito di Harper Lee, che le valse il premio Pulitzer. 

(1) 

“Il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.”

(2) 

Atticus: Se riesci a imparare una cosa sola, vedrai che ti troverai molto meglio anche a scuola. Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di vedere le cose anche dal suo punto di vista.
Scout: E cioè?
Atticus: Devi cercare di metterti nei suoi panni e andarci a spasso.
Scout: Ma se io seguito ad andare a scuola non potremo più leggere insieme.
Atticus: Scout, lo sai che cos’è un compromesso?
Scout: Fregare la legge?
Atticus: Ehm… no. È un accordo, è un venirsi incontro a mezza strada. Senti, sai che facciamo? Tu accetti il principio che si deve andare a scuola, e io continuerò a farti leggere lo stesso tutte le sere, come abbiamo fatto finora. Affare fatto? 

(3) 

“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?”

 

 

 




Occhio all’aspirapolvere!

È da un po’ che non riesci a fare le pulizie? O hai bisogno di 20 minuti per preparare il pranzo?

Per i bimbi di 2-3 anni c’è un ottimo passatempo che consiste nel rendere gli oggetti di casa vivi (!). Se lasci loro un sacchetto con gli occhi adesivi (solitamente usati per la realizzazione dei piccoli giocattoli), si divertiranno a personalizzare gli oggetti che usano normalmente papà e mamma, come appunto – l’aspirapolvere.

Qui al lavoro c’è   fantasia, divertimento e rilassamento (quest’ultimo della mamma).

Ai genitori è richiesta – una tolleranza ai pasticci e la nonchalance nei confronti degli elettrodomestici preferiti (e se avete gli elettrodomestici preferiti, forse bisogna parlarne con qualcuno 😉

Noi abbiamo trovato gli occhi di carta di Flying Tiger perfetti, ma ce ne sono tanti altri, ad esempio questo.

Buon divertimento!




Minerali da colorare – un gioco per scoprire il carattere dei vostri figli

Oggi in programma abbiamo un gioco con un tocco psicologico – si tratta di proporre al bambino di colorare e decorare una scheda con i minerali e poi analizzarla con gli strumenti che vi offriremo successivamente.

Dai disegni ottenuti, specialmente se li fate con un gruppetto di bimbi avrete delle sorprese,  spiccheranno alcuni tratti del carattere, come livello di energia, introversione ed estroversione, tenacia, sensibilità emotiva e tanto altro.

Tempo a disposizione: 1 oretta

Occorrente: scheda stampata qui (meglio 2 o 3 per rimediare in caso di eventuali disastri creativi), matite colorate o pennarelli di almeno 10-15 colori, colla e brillantini.

La mia idea iniziale era di colorare i minerali usando le matite acquerellabili per poi con aiuto dei pennelli bagnati ottenere l’effetto pittura… Come spesso accade, non me l’aspettavo che i bambini rimanessero dispiaciuti di usare l’acqua sui disegni… e mi hanno chiesto di lascar stare i disegni cosi come sono, a secco. Ho ubbidito, ovviamente.

Procedimento:

  1. Invitateli a colorare i 4 cristalli a scelta, poi fate una pausa e chiedete quali minerali sono più riusciti, quali colori vorrebbero ancora usare.
  2. Chiedete colorarne altri quattro. Poi valutate se sono molto presi dal lavoro – lasciateli colorare. Se invece hanno qualche gap creativo, potete dare loro qualche suggerimento. Nel nostro caso, gli ultimi minerali sono stati dei colori di Juve e Milan… Non sottovalutate mai, l’amiezza del pensireo creativo che possono offire i piccoli!
  3. Decorate il disegno con brillantini: nel nostro caso, i bambini applicavano la colla e io spargevo i brillantini per evitare di trasformare il tavolo di lavoro nella casa della fata Glitter!

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4. Analizzate i disegni a seconda dei seguenti criteri:

a) Scelta dei colori

  • Il blu è uno dei colori primari e rappresenta tranquillità e felicità.
  • il grigio è un non colore, corrisponde al non prendere parte alle situazioni, tenersi alla larga, mantenersi a distanza dalle cose e dalle emozioni.
  • il verde corrisponde alla capacità di perseverare, resistere ai cambiamenti, indica audacia e fermezza di carattere.
  • il viola mescola i colori rosso e blu ed indica sensibilità, ma anche fragilità emotiva.
  • Chi preferisce questo colore può avere difficoltà a mantenere il controllo sulle proprie emozioni.
  • il marrone sta ad indicare l’apparato sensorio dell’individuo e il suo significato muta in base alla posizione in cui viene scelto.
  • il giallo è l’opposto del verde, quindi laddove il verde indica perseverenza il giallo indica mutamento. Il giallo è un colore solare, ma anche mutevole, indice di discontinuità. Il suo significato è attribuito a seconda delle posizione in cui viene scelto.
  • il nero è il colore della negazione e della rinuncia (fonte il test dei colori di Luscher – Franco Angeli).

Colorare i minerali
Gioco con un tocco psicologico

S’è un argomento che vi interessa, troverete più approfondimenti qui 

b) Tratto

Tratto marcato, quello che segna il foglio e si percepisce al tatto, indica la volontà e vitalità. Indica anche le persone che hanno bisogno di essere ascoltate e comprese.

Tratto leggero è tipico del riflessivo creativo, di colui che pensa, che studia, che ama perdersi nei suoi pensieri e nelle sue fantasie. È delicato, sensibile, emotivo e facilmente emozionabile.

c) Posizione delle decorazioni

Quando si lavora in un gruppo, è particolarmente evidente che la posizione di brillantini è una variabile! Alcuni bambini la vogliono all’esterno dei minerali, mentre gli altri – all’interno… I due modi indicano il carattere estroverso, l’esuberanza, il desiderio di affascinare o colpire gli altri, nel primo caso, o il carattere introverso con la sua riservatezza e la necessità di essere lasciati in pace per ristabilire il proprio equilibrio emotivo, nel secondo.

Che ne dite, adesso conoscete un po’ meglio i vostri bimbi?




Il gioco e il legame intimo tra figli e genitori

La mistica parola bonding, come bluetooth, wifi e chicken wrap, è entrata ormai nel vocabolario italiano. Ha poco a che fare con James Bond (anche se rimane la mia ipotesi preferita). Forse ve la ricordate dall’epoca di gravidanza nel contesto “l’allattamento al seno aiuta il bonding tra la mamma e il neonato”.  

Si usa generalmente per indicare il legame di attaccamento tra i genitori e il loro bambino. Capire le frasi da una mezza-parola, scherzare sulle stesse battute, aiutarsi reciprocamente, condividere gli stessi interessi, stesse passioni, piangere insieme, farsi male a vicenda e chiedere scusa… è quello che ci rende una famiglia, che ci rende uniti e complici.  

Un fenomeno così importante per la sopravvivenza del neonato dovrebbe funzionare in modo infallibile, no? Ma chi ha degli animali sa, che anche nei mammiferi un po’ più semplici di noi, come cani e gatti, succede che quel legame tarda ad arrivare. 

Allora noi ci siamo chiesti, perché la famiglia non funziona sempre cosi? Perché alcuni genitori fanno fatica sviluppare i legami emotivi con i figli? 

La scienza fornisce una risposta univoca e chiara: la molecola responsabile per il bonding è l’ossitocina, chiamata dagli umani ‘l’ormone delle coccole’. 

Comunemente noto come “l’ormone dell’amore”, l’ossitocina è molto di più. Oltre che favorire le interazioni sociali, infatti, aiuta a ridurre la pressione arteriosa ed i livelli di cortisolo, aumenta la soglia del dolore, riducendo l’ansia e stimolando diversi tipi di interazione sociale positiva. Promuove anche la crescita e la guarigione. 

È un ormone con cui il nostro corpo reagisce a una serie di situazioni, quindi logicamente possiamo aumentare la sua produzione creando le condizioni necessarie. 

Tra i vari modi per aumentare la quantità di ossitocina nel sangue gli studi citano: 

    • Abbraccio o contatto fisico 
    • Guardarsi negli occhi 
    • Dire o ricevere parole di conforto 
  • Compiere un atto di generosità o altruismo 

E noi aggiungiamo – giocare insieme.  

Il gioco, proprio per la sua leggerezza e mancanza di qualsiasi scopo epico, ci consente in 10-15 minuti di compiere queste azioni tutte insieme. 

Prendiamo il gioco la  “Forza4”, per fare un esempio. Prevede il contatto visivo e la vicinanza fisica. Si cerca di ingannare l’avversario ma in modo gentile, con qualche battuta. A volte si fanno  atti di altruismo quando lasci al tuo opponente di infrangere le regole per dargli una chance. Quando uno perde, l’altro lo consola e gli dà forse anche un abbraccio. Si scopre il carattere di chi gioca, il suo temperamento, le sue paure e vanità.  

Giocare insieme è come guardare nell’anima dell’altro, se uno lo vuole.

Per questo crediamo che giocare renda le relazioni tra le persone più intime e più cordiali. Ritorneremo su questo argomento nei prossimi articoli, in particolare “Crescere i figli come fanno i delfini”.

Fonti 

    1. Bonding: un legame per la vita
    1. Ossitocina: l’ormone dell’amore e della felicità
    1. 7 modi per aumentare il livello di ossitocina nel corpo
  1. L’ocytocine l’hormone de l’amour

 




Vestiti per le bambole

Oggi vorremo condividere con voi un gioco trovato sul sito di Lia Griffith. Si tratta del favoso gioco di vestire le bambole di carta.

Cliccate su questo link e nel primo punto delle istruzioni troverete la scritta “available here”. Cliccando sulla scritta, si appre un pdf da stampare.

Piccolo bonus anglofilo – la descrizione dei caratteri delle bambole è in inglese. Provate a leggerle insieme e vedete se i vostri figli riescono ad azzeccare le parole con suono simile in italiano. Male sicuramente non fa.

Have fun! come direbbero gli inglesi )




Qualcosa da lasciare o il componente segreto delle tecniche d’insegnamento

Molto spesso, per via della mia professione (o per l’inclinazione naturale?), cerco il miglior modo per insegnare qualcosa ai bambini. Qualcosa di più divertente, più azzeccato, più giusto, se volete… A volte ci riesco, a volte – fallisco miseramente… Come nel mio centesimo tentativo di spiegare a mio figlio come si fa il pane.

Mi piace fare il pane. Per me è un rituale, semplice, senz’altro, ma magico. Prima hai pochi ingredienti poveri e dopo – il profumo di casa, della felicità, l’essenza di ‘tutto andrà bene’. Possibile che non riesca a trasmettere questa cosa a mio figlio?

Allora parto in quarta. Sono l’entusiasmo puro. Ho creato per lui una specie di laboratorio Montessori: gli ho dato i vari tipi di farina da toccare, lasciato usare la bilancia elettronica, gli ho chiesto di pesare gli ingredienti, incoraggiato a giocare con i semi di lino e osservare come sprizza le bollicine il lievito.

Queste cose l’hanno tenuto affascinato per circa due minuti e mezzo, dopodiché guardando da qualche parte nel vuoto per non offendermi troppo mi ha chiesto: “Mamma, posso giocare al tablet?”

Tablet??? La mia delusione straripava. Forse vuoi formare le pagnottine prima? No? Sei sicuro???

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Mmm… Mi sono chiesta, dove ho sbagliato? Non era abbastanza divertente? Non avevo spiegato bene? Dovevo accompagnarlo meglio? Forse non ero ben presente nel momento e mi è sfuggito qualcosa?

Stropiccio la confezione vuota della farina, butto i misurini nel lavandino e vado a consolare la mia sconfitta… facendo la maglia.

Me l’ha insegnato mamma. Non mi ricordo quando, non mi ricordo come. Non mi ricordo con quali parole. Mi ricordo solo che volevo tanto-tanto fare i bei vestiti per le mie bambole, e lei mi ha fatto vedere come si fa.

Per più di 20 anni non ho fatto niente di lana. Eppure, quando pochi mesi fa ho ripreso i ferri, ho scoperto che non ci devo pensare, le mie mani si ricordano ancora come si fa. Non c’è bisogno dei tutorial, so come cominciare e come chiudere, come aumentare o come ridurre. Mi sono sentita un po’ come quello spia-assassino che per via di un brutto colpo perde completamente la memoria. Ma si ricorda come combattere! E io mi ricordo come fare la maglia. Bang!

Questa storia mi ha fatto riflettere se è giusto cercare “invogliare” i bambini a imparare qualcosa. E se del tutto è possibile.

Spesso dimentichiamo che i nostri bimbi hanno una personalità loro, un cerchio d’interessi, inclinazioni, passioni, preferenze e antipatie. E anche se ci assomigliano fisicamente, dentro possono essere molto diversi.

Penso che sia giusto provare. Alla fine, le cose che abbiamo da insegnare non sono tantissime. Noi le mettiamo a disposizione come il verduraio mette in vista le melanzane e le fragole al mercato di sabato mattina. E se il momento è giusto, i nostri insegnamenti attecchiranno.  Se non attecchiscono invece, possiamo sempre consolarci che il momento non era giusto ))

PS. Aggiungerei che bisognerebbe provarci anche con le cose un po’ meno ovvie. Un giorno dopo un pomeriggio passato con papà, mio figlio si ritira nella sua scatola spaziale (fatta di cartone) e comincia tirare fuori tutti gli utensili che ha (essenzialmente cacciaviti e trapani). Alla mia domanda di cosa stava succedendo mi rispose: Mamma, faccio il cablaggio nella mia casetta. Sennò, come faccio ad avere internet?




Aeroplani di carta – un gioco dei grandi sognatori

Quando ero piccola non ho mai imparato bene come si fanno gli aerei di carta… Ho deciso di colmare questa terribile lacuna con l’aiuto di Wiki How, una parte di Wikipedia che raccoglie innumerevoli guide pratiche su qualsiasi argomento, optando per l’aiuto di due bambini disponibili e moooolto curiosi.

Il risultato? Un’ora passata a seguire le istruzioni con massima concentrazione, a realizzare le pieghe precise (e non molto), a decorare, giocare e osservare come volano (e soprattutto come si schiantano) le nostre creature. Gioia e divertimento )

Non so bene perché ma c’è qualcosa di emozionante nel costruire con le proprie mani un oggetto che vola… Una cosa da sognatori, dai piccoli Da Vinci che scoprono che curiasità, impegno e creatività possono cambiare il mondo che è davanti agli occhi.

Ecco come abbiamo fatto.
Età 5 - 99 anni
Tempo 40-50 min
Dove A casa, sul tavolo
OccorrenteCarta colorata, adesivi
Descrizione https://www.wikihow.it/Fare-un-Aeroplano-di-Carta
CauteleL'unica regola è di non lanciare gli aeroplanini in faccia alle persone.
CostoZero. Potete farlo tranquillamente con quello che avete già a casa.
Perché ci piace# Sviluppa la motricità fine, cioè piccoli movimenti delle dita. Questo tipo di motricità, a parte essere molto comodo, è strettamente legato alla capacità di parlare.

# Costruire con le proprie mani una cosa che vola stimola la fiducia in se stessi. Dimostra che, con un piccolo impegno, è possibile fare cose straordinarie.