Bici step-by-step

Sarà la colpa delle eclissi, ma in questo periodo ho avuto tante tante di quelle rivelazioni che vorrei condividere con voi. In particolare, oggi vediamo come si può insegnare ad andare in bici a un bimbo timoroso, cioè a un bimbo che ha paura di provare.

Cominciamo con la mia credibilità, per quanto riguarda il ciclismo – chi sono per spiegarvi come andare in bici? Anzi, per spiegarvi come spiegare ai vostri figli come andare in bici? Una domanda legittima. Ma preparatevi, ho due argomenti pesantissimi:

  • Ho imparato ad andare in bici circa 10 giorni fa (e ho provato ad impararlo per più di 20 anni senza mai riuscire. Oddìo! L’ho scritto.)
  • Mentalmente ed emotivamente sono ancora al livello dei bimbi di circa 6 anni, non di più. Chiedete a mio marito. Quindi capisco cosa provano e so che cosa serve loro per partire bene.

Come potete immaginare, non tutti hanno bisogno di questa guida. La gran parte dei bambini impara a pedalare senza qualsiasi tipo di istruzioni: provano interesse, sono entusiasti, si buttano e, con un po’ di aiuto da parte degli adulti, ce la fanno.

Qui parliamo di un caso diverso – dei bimbi un po’ più timorosi, che non vogliono provare, perché hanno paura di cadere (come me), hanno paura di non riuscire mai (come me). Essi non osano, non si buttano e quindi non imparano. Ma ne soffrono.

Per aiutarli in questa situazione specifica, abbiamo preparato un elenco di suggerimenti e considerazioni. Non è “rocket science”, come dicono gli inglesi, ma potrebbero fare davvero la differenza e smuovere la situazione.

  1. Controllate l’età. Generalmente si apprende di andare in bici tra 3 e 6 anni. Alcuni bimbi timorosi a 4 anni, diventano entusiasti a 5. Sta a voi valutare lo sviluppo generale e motorio del vostro pargolo (forse valutando come va sul monopattino, se lo usa) e decidere se aspettare ancora oppure coinvolgerlo dolcemente. Sconsigliamo comunque di aspettare troppo (oltre 6-7 anni, o fino a 35 nel mio caso). Più il bimbo cresce, più l’aspetto psicologico diventa importante, e comincia a pesare il fatto che tutti i suoi amici lo sanno fare mentre lui – no.
  2. Spostate il focus sulla tranquillità. È inutile che vi accaniate a spiegare la tecnica della pedalata a uno che ha paura. Chi ha paura, pensa solo a come non morire o non farsi male. Filtrerà pesantemente le vostre parole.

Che cosa vuole sentire? Come avere il controllo sulla macchina diabolica, cioè come si parte e come si ferma (soprattutto come si ferma). Parole proibite “Non aver paura”, “è molto semplice, vedrai”, “stai tranquillo”. Fanno un effetto contrario (provate a spiegarlo anche ai mariti).

Piuttosto usate una frase del genere:

– “Per partire fai cosi…” (a me piacciono molto gli algoritmi 1-2-3, bici leggermente inclinata, un piede stabile per terra, l’altro in posizione alta)

– “Puoi fermarti quando vuoi, si fa così…”

– “Sarò qui con te per aiutarti”

  1. Preparate le condizioni di partenza molto, molto bene. Io ho cambiato circa tre bici, prima di trovare quella giusta. Il mio problema? Non toccavo con i piedi per terra. Essendo un po’ più piccolina di un adulto medio, sulle bici da grandi non riuscivo a toccare, e questo mi mandava in tilt. Non tocco –> non ho controllo della situazione –> bababa –> aiuto! Cado!

Un momento strettamente psicologico, ma finché non l’ho risolto non ho potuto procedere. Quindi giù sto sedile e piedi stabili per terra!

  1. Usate l’algoritmo vincente. Adoro gli algoritmi! Una semplice sequenza dei passi che possa essere facilmente memorizzata e ripetuta all’infinito anche con gli occhi chiusi finché non porti al risultato. Per me è stata la seguente:
  • Scegliere una discesa (non troppo ripida, con poca gente e poche macchine),
  • fare la pedalata di avviamento (bici leggermente inclinata, un piede appoggiato stabile per terra, l’altro in posizione alta sul pedale),
  • mantenere l’equilibrio senza pedalare, ma con i piedi appoggiati sui pedali (come si fa normalmente in movimento, andando in bici),
  • correggere la posizione del corpo (io usavo, per mantenere l’equilibrio, le spalle, i fianchi e cosa altro… una specie del pitone al volante. Dopodiché mi è stato suggerito di stare dritta come un tronco d’albero, dritta ma non rigida e usare il manubrio per manovrare… Ha stranamente funzionato).
  • Quando il bimbo si sentirà sicuro in questa sequenza, potrà aggiungere qualche pedalata quando gli farà piacere e la cosa è fatta!

5. Fate attenzione alle parole che usate. Più voi insisterete con fare pratica, più il bambino sospetterà che c’è qualcosa che non va con lui. Provate a dividere l’obbiettivo epico di ‘imparare ad andare in bici’ in piccoli compiti che sembrano gioco. Ad esempio, ‘andiamo a esplorare il campo dietro casa ’ (portando anche la bici), andiamo a vedere quali strade vicino a casa nostra sono in salita e quali in discesa’, ‘prova a stare in equilibrio finché non senti il vento sulla faccia’, ecc.

Questo spirito giocoso vi sarà utile anche dopo, quando arriverà il momento a perfezionare la tecnica di guida. Vi daremo due suggerimenti in uno dei prossimi articoli.

Buon lavoro! Come nel famoso detto russo “Gli occhi hanno paura, ma le mani fanno lo stesso.




Il gioco di grandi numeri (e lettere)

Nei bimbi maschi, in particolare, lo sviluppo della motricità fine avviene addirittura dopo l’inizio della scuola, per cui alcuni autori consigliano di tardare, dove possibile, l’inizio della scuola per evitare di rimanere stigmatizzati dai cliché.

Perché non usare allora la motricità grande? (dove i maschietti sono di solito molto più abili)

Eccovi un gioco da fare. Provate a disegnare insieme ai vostri figli i numeri e le lettere grandi sulla sabbia (sulla neve o nell’aria) con l’aiuto di un bastone.

*Ricordatevi che devono essere abbastanza grandi. Possono essere solo lettere, o parole semplici. Potete chiedere con quale lettera inizia il suo nome oppure una certa parola.

Ecco alcune variazioni di questo gioco:

  • Disegnare numeri o lettere per terra strisciando i piedi
  • Fare i numeri con movimento della testa
  • Disegnarli sulla schiena

Questo esercizio li aiuterà a memorizzare le forme e le proporzioni delle lettere e dei numeri, nonché a calibrare il funzionamento di diversi sistemi cognitivi, responsabili per la visualizzazione interna, coordinazione mente/mano-braccio (e non ancora mano-dita), orientamento nello spazio, “dosaggio” della forza necessaria per fare una linea omogenea.

È un gioco perfetto per quando siete al parco giochi o in spiaggia in vacanza. Ma anche quando siete al ristorante ad aspettare i vostri piatti (un’alternativa abbastanza valida allo sbattere la testa contro il tavolo, no?)

Quando questo gioco diventerà troppo facile, saprete che sono pronti per passare ai veri giochi di pregrafismo. Ma di questo vi parleremo nei prossimi articoli!




Andar per foglie

Avete mai notato che la visita al museo diventa di gran lungo più emozionante, quando sapete già quello che dovrete vedere? Intendo non quadri, ma “La Gioconda” e non automobili, ma la “Ferrari Testarossa”.

Provate a fare la stessa cosa anche con la passeggiata per le foglie. Raccontate ai vostri figli che possono giocare a fare gli scienziati e diventare gli scopritori dei segreti della natura, guardate i video e poi via – andate a raccogliere gli esemplari più belli!

Avete vicino a voi querce, aceri o ginkgo biloba? Potete scoprire:

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Quercia

  • Era l’albero sacro dei Celti, diversi studiosi sostengono che il nome dei druidi, abbia tratto origine dalla parola quercia (radice indoeuropea*dereu)
  • La tavola rotonda di Re Artù si dice fosse una sezione di una pianta di rovere.
  • I legnami sono indicati come “rovere” senza distinguere tra le specie botaniche.
  • La “Chêne Chapelle” è una quercia millenaria, alta una quindicina di metri, che si trova in Francia. Colpito da un fulmine che ne ha scavato il tronco, l’albero è stato trasformato in una chiesetta.
  • Nei boschi di querce crescono tartufi e funghi.
  • Per i Romani il ramo di quercia era simbolo di virtù, coraggio, forza perché è molto resistente.
  • In autunno le foglie assumono tonalità di rosso, anche molto intenso

Come riconoscere le querce?

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Acero

  • È originario dell’estremo Oriente.
  • Le foglie sono a forma di stella
  • Il simbolo del Canada è una foglia di acero
  • Dalla linfa degli aceri si ricava lo sciroppo d’acero, ottima alternativa allo zucchero.
  • I frutti degli aceri, a samara, costituiscono perfetti apparecchi aeronautici di tipo elicottero.
  • nella mitologia greca è simbolo della modestia, della prudenza e della riservatezza.
  • In autunno le foglie si tingono di rosso.

Filmato sulle foglie d’acero in inglese

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 Ginkgo biloba

  • È un albero fossile. Esisteva quando c’erano i dinosauri e i suoi frutti piacevano loro assai.
  • Non produce i fiori ed è unico nella sua specie.
  • Vive circa 2500-3000 anni
  • È l’unica pianta che sta tra le felci e le conifere.
  • La sua foglia assomiglia a un ventaglio cinese.
  • In autunno le foglie diventano giallo spendente

Alberi ginkgo a Tokyo

Età Da 3 anni
Tempo Da qualche minuto a qualche ora
Dove Una parte in casa e l'altra parte - durante una passeggiata.
OccorrenteFogli formato A4 su cui attaccare le composizioni di foglie, colla. Un libro sulla classificazione di alberi e arbusti oppure un computer con Internet.
Descrizione 1. Durante una passeggiata si osserva l’albero, la sua forma e la disposizione dei rami.

2. Si raccolgono alcune foglie che poi, a casa, si metteranno a seccare tra le pagine di un libro.
Il gioco consiste nell’immaginare di essere scienziati, dover osservate tutto e fare ricerche, per diventare veri esperti.

3. Quando le foglie saranno secche, qualche giorno dopo, si potranno incollare su un foglio di cartoncino e farne un quadretto.
CauteleNessuna
CostoNessuno
Perché ci piace# Il bambino viene incoraggiato ad osservare l’ambiente, riconoscere alberi e arbusti, fare ricerche, scoprire miti e leggende.

# Raccogliere le foglie, osservarne i colori, le forme, ricordarsi quando e dove le ha prese è molto utile per rafforzare memoria e linguaggio.

# Questo gioco-scoperta è particolarmente piacevole in autunno, perché si possono trovare foglie rosso fiammeggiante, giallo brillante, arancione… e, dopo averle fatte seccare, usarle per comporre vere e proprie opere d’arte.




Giochi senza età: l’arco

Ieri sono andata a fare una passeggiata nel bosco vicino a casa con il nipotino. Tempo era gradevole, mi stavo godendo il sentiero, ma dopo pochi passi è arrivata la fatidica frase:

– Sono stanco…

– Ma se camminiamo da neppure 10 minuti! – non ci credevo io.

Circa una volta su dieci in una situazione come questa, piuttosto che partire con i soliti discorsi di “resisti ancora un po’…”,  mi viene un raptus creativo:

– E se facessimo un arco? – sono riuscita a sorprendere me stessa con questa domanda.

Il visetto del mio nipote si è incuriosito:

– E come si fa?

– E, caro mio, una volta la nonna li sapeva fare proprio bene. Adesso ti faccio vedere come si fa.

E così abbiamo cominciato a cercare un ramo adatto al nostro “progetto”.

Non c’era più né noia, né stanchezza. Osservavamo con cura i cespugli di nocciolo e i rami di faggio, complici nella nostra avventura. Dopo un bel po’ abbiamo adocchiato il materiale giusto: un ramo di nocciolo affusolato, un po’ curvo e non troppo grande.

Con il coltello da escursionismo (che ci portiamo sempre dietro, non si sa mai) siamo riusciti a tagliare il ramo e togliergli la corteccia.  Con il primo pezzo abbiamo fatto l’arco legando le due estremità con uno spago (anche questo non manca mai nel nostro zaino da escursionisti).

Abbiamo poi usato l’ultima parte del ramo, la parte più sottile, per realizzare una bella freccia. Da quel momento è iniziata la nostra fiaba ))

Nelle due ore successive abbiamo vissuto avventure di tempi andati: eravamo cacciatori che dovevano colpire bestie feroci, viandanti che difendevano la borsa del denaro dai briganti appostati negli anfratti del bosco….

Certamente con l’arco fai-da-te non speravamo veramente di colpire qualcosa. Ma ci siamo divertiti e abbiamo avuto la soddisfazione di imparare a fare un giocattolo con quello che si trova nel bosco. Un vero gioco-tesoro che ha collegato la mia infanzia con quella del mio nipote.

Età Da 4 anni
Tempo 20-30 min
Dove All'aperto
Occorrente- Un ramo affusolato, meglio se leggermente curvo, di circa 2 cm di diametro alla base, con una lunghezza di circa 1,5 m per l’arco vero e proprio,
- Altro ramo più sottile, di circa 1 m per la freccia
- Uno spago di circa 1,5 m
Descrizione 1. Trovato il ramo adatto, si taglia una parte di circa un metro e mezzo, si sbuccia da corteccia e rami secondari in modo da ottenere un bastone di circa un metro e mezzo e di diametro tra 1 e 2 cm.

2. Si legano le estremità del bastone con lo spago tendendolo in modo che il ramo formi un arco (attenzione a fare una piccola incisione sul legno in modo che lo spago non scorra quando viene teso).

3. Con la parte rimanente del ramo, più sottile, si costruisce la freccia.
CauteleQuando si lancia la freccia si deve porre attenzione a non colpire le persone, ma archi così costruiti in genere non sono fonte di pericolo ;-)
CostoNessuno
Perché ci piace# Permette al bambino di essere partecipe alla costruzione di un giocattolo che poi potrà usare per le sue avventure immaginarie o fare gare con i suoi amici.

# Il tiro con l’arco è molto utile per lo sviluppo della muscolatura, motricità fine e coordinazione.

# Imparare a colpire oggetti con una freccia sviluppa numerose capacità sensoriali e fisiche importanti (capacità di valutare la distanza, immaginare la traiettoria, capire come puntare la freccia per centrare il bersaglio, ecc.

# Ormai, lo sanno fare solo i nonni )




Giochi senza età: le biglie

Per grandi e piccini. Una piccola tecca con pollice e medio (oppure pollice e indice) e la pallina parte. 

Il gioco è tanto più interessante quanto più il percorso che la biglia deve fare per arrivare al traguardo è difficile e il pavimento è rugoso e scabro. Non è importante la forza impressa nello schiocco, ma l’abilità nel capire come imprimere il tocco per far sì che la biglia non si scosti dalla traiettoria che deve percorrere. In questo gioco i bambini sono velocissimi ad acquisire abilità nei lanci, facilitati dalle dita   piccole e da una sensibilità tattile maggiore, soprattutto se l’adulto non ha troppa esperienza.    

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È un gioco di tutta tranquillità da fare all’aperto tracciando le traiettorie su un terreno sabbioso oppure anche in casa, basta disporre di un tappeto con qualche disegno geometrico e poi via alla fantasia. Nei disegni si possono immaginare  muri o fossati, fitte foreste o sterminate savane. Chi riuscirà a raggiungere per primo il traguardo? 

Curiosità  

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Il gioco delle biglie ha avuto un impatto significativo nella vita di tutti noi: è alla base delle penne biro.

Si racconta che l’inventore della penna biro, l’ungherese László József Bíró, ebbe  l’intuizione di utilizzare una “punta a sfera” per scrivere, osservando alcuni bambini che giocavano a biglie. Osservò che quando una biglia passava in una piccola pozza di acqua, all’uscita dalla pozza, lasciava una traccia di umido sul terreno, tracciando una linea. Bíró perfezionò l’idea e brevettò la penna a sfera, più comunemente detta penna biro, proprio dal nome del suo inventore.

Il cuore della penna a sfera è costituito da una piccolissima pallina metallica, levigata con estrema precisione, che trasferisce su carta l’inchiostro contenuto in una lunga cannuccia collegata all’incavo in cui è contenuta.

Le biglie in commercio:

  1. 20 biglie di vetro
  2. Quercetti 06310 – Gioco Big Marbledrome 5 m
  3. Quercetti 06580 – Gioco Migoga Marble Run Super

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L’aeronautica naturale

Quando in Russia andavo con mamma alla scuola materna passando da un viale alberato in autunno, ad ogni colpo di vento, dagli alberi si staccavano queste eliche, che ruotavano furiosamente e pian piano scendevano giù. Li chiamavamo ‘vertoliotiki’, in russo significa ‘piccoli elicotteri’.


Certo che la natura sfrutta le leggi della fisica con una grande eleganza. L’autorotazione dei semi attorno a una verticale immaginaria crea la forza ascendente che permette al seme di stare in aria più a lungo e di volare più lontano.

Se mai vi siete soffermati a esaminare un seme d’acero (spero che sia capitato a tanti!), avete notato come è simile all’ala di una libellula?

E le libellule sono insetti affascinanti e cattivissimi, veri guerrieri d’aria che con la loro manovrabilità sono capaci di procurare l’invidia ai migliori jet militari. Anche la forma del loro corpo assomiglia molto a un elicottero – cabina equipaggio (testa con gli occhi enormi), la fusoliera (corpo massiccio), la trave di coda (addome allungata), il telaio (piedi) … tutto a posto!  

Elicotteri militari di prima classe — > ala di libellula –> seme d’acero 

Curioso vero?   

Quando vi abbiamo detto che i miglior giocattoli non costano niente, lo pensavamo sul serio. Ecco un esempio di gioco ricco di esperienze e leggero per le tasche.  

Il seme d’acero, chiamato anche “samara” è un’elica naturale (ci sono anche altri alberi che hanno i semi simili, in genere gli alberi a tipica foglia d’acero… avete presente la bandiera canadese? È quella). Provate questo gioco molto semplice con i vostri bimbi, e vi aiuterà a ritornare alle origini della curiosità e dell’invenzione.

 

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Età 2 – 6 anni
Tempo 15-20 min
Dove All'aperto
OccorrenteSemi di acero, da raccogliere sotto gli alberi in campagna o in città tra ottobre in poi
Descrizione 1) Raccogliete 20-30 semi di aceri

2) Trovate una posizione rialzata (balcone, ponte, ecc.)

3) Lasciate cadere i semi e osservate il volo (traiettoria, velocità, direzione, ecc.)

4) Se c’è il vento osservate come le raffiche alterano il movimento dei semi.

5) Potete contare quanto dura la caduta libera di ogni seme e fare a gara tra chi lo fa rimanere in volo più a lungo.
CautelaCercate di non sporgervi troppo e non volare via insieme con le vostre samare
Costo0 euro
Perché ci piace# Vedere come le forze naturali (l’aria, in questo caso) agiscono sugli oggetti aiuta a sperimentare dal vivo e capire in modo intuitivo i concetti della fisica. Noi chiamiamo questa capacità ‘percezione scientifica’ e consiste nel percepire e intuire le leggi della fisica ancora prima di capirle con la mente. Succede naturalmente quando osserviamo questi fenomeni con un po’ di attenzione.

# Osservare la natura è sempre molto interessante ed istruttivo; imparare a riconoscere le proprietà degli oggetti naturali (in questo caso i semi), il loro modo di spostarsi e diffondersi è molto più avvincente dell’imparare le stesse cose leggendole su un libro.

# È un gioco rilassante e non impegnativo, vi permette di vivere pienamente il presente e staccarvi da altri problemi.

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La mini-frana

Provate questo gioco accattivante e sbalorditivo nella sua semplicità, che favorisce nei bambini il modo di pensare ‘out of the box’ (fuori dalla scatola).

Età 3 – 7 anni
Tempo A partire da 10 min
Dove Al parco giochi
OccorrenteUn scivolo, un po’ di ghiaia
Descrizione - Andate al fondo di un scivolo, di solito la sua ultima parte è sollevata di circa 30 cm sopra la terra. Avete già capito cosa vogliamo fare? Giusto!

- Portate un paio di manciate di ghiaia e depositatela su questa ultima parte del scivolo. Sotto per terra potete mettere altri pietruzze che rappresenteranno le macchine, autobus, alberi, ecc.

- Quando siete pronti, con un gesto deciso fate partire la ghiaia dallo scivolo su qualsiasi cosa avete posizionato sotto.

- Visto che questo è un gioco che finisce bene, a questo punto dovreste cominciare i lavori di soccorso, ovviamente con aiuto di cani, ambulanze e, perché no, supereroi.

- Il descritto ‘loop’ può essere ripetuto all’infinito con le nuove variazioni, osservando e studiando movimento e percorsi che farà la ghiaia, quali pezze cadranno più lontano, quali – più vicino, quali oggetti saranno sotterrati dalle pietre e quali invece saranno trascinati giù dal flusso, ecc.
CautelaNessuna. Ricordatevi che la mini-frana non è un gioco-catastrofe, è
piuttosto un laboratorio per l’osservazione e lo studio di un fenomeno naturale. Avere le informazioni sulle sue dinamiche è rassicurante per i bambini.
Costo0 euro
Perché ci piace# È semplice e affascinante, come dicono gli inglesi un vero ‘value for money’.

# Mostra in maniera molto concreta la dinamica della frana formata dalle rocce; è vero che possiamo sempre immaginare come i massi rocciosi rotolano giù dal pendio, ma quando lo si vede con i propri occhi “l’assorbimento” delle informazioni è immediato.

# Il far vedere ai bambini il “dopo-frana” con lavori di soccorso e il ripristino dello status quo è un passaggio molto significativo per lo sviluppo della resilienza, anche se in questo caso si tratta solo dell’immaginazione.

# Le variazioni sul tipo di frana da generare sono innumerevoli: può essere una semplice manciata di ghiaia, uno o più sassi che rotolano lungo lo scivolo, un mezzo secchiello di sabbia che viene fatto scivolare giù lungo lo scivolo e in questo caso “seppellisce” gli oggetti posizionati alla base dello scivolo…

# A seconda dell’età del bambino le osservazioni che si possono fare sono diverse; si possono trovare numerosi paralleli con i fenomeni naturali e gli eventi che si verificano in natura (valanghe, terremoti, ecc.).

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