Il senso del ritmo, capacità ancestrale alla base di lettura e scrittura

L’articolo della revista Le Scienze afferma:

Esiste un collegamento neurobiologico tra la capacità di tenere il ritmo e quella di codificare i suoni della lingua parlata, con significative ricadute, per quanto è possibile prevedere, sulle capacità di lettura.

Il ritmo è parte integrante sia della musica sia del linguaggio, e in particolare il ritmo del linguaggio parlato è cruciale per la comprensione”, conclude la Kraus. Parlando, per esempio, si rallenta il ritmo per sottolineare una parola o un concetto; inoltre, lievi differenze di ritmo permettono di distinguere la ‘b’ dalla ‘p’: percepire le differenze di ritmo significa quindi saper identificare e distinguere i suoni e, in ultima istanza,  comprendere il linguaggio.

Per sviluppare il senso del ritmo ci vuole pazienza, costanza e concentrazione, perché tutti gli schemi ritmati, devono essere percepiti dalla mente e capiti per poter essere trasformati in altro (fonte).

Ricordatevi quindi che un addestramento di tipo musicale, con attenzione alla componente ritmica, renderà più efficiente il sistema uditivo e può aiutare a migliorare le associazioni suono-significato.

Detto con parole semplici, per i bambini potenziare o acquisire il senso del ritmo significa potenziare e migliorare la capacità di lettura e scrittura.




La qualità versus la quantità di tempo con i figli

Per una volta le prove Invalsi stanno dalla parte nostra. Spacca la notizia: i bambini delle mamme che lavorano hanno il rendimento migliore in matematica e lettura di circa 10% (articolo). Gli insegnanti e le presidi aggiungono l’olio nel fuoco, dicendo che non sono per niente sorpresi. Allora lo sapevano tutti tranne noi?
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Il motivo per cui vogliamo condividere questa notizia è di buoncuore. Certamente non è per puntare il dito sul chi è bravo e chi non lo è. Sappiamo tutti che i dati statistici sono una cosa molto pericolosa, vanno interpretati e possono essere manipolati.

In questo caso possiamo chiederci, ad esempio:

1) Qual è l’importanza globale delle prove Invalsi? Forse nella vita sono molto più importanti altre caratteristiche, come saper farsi degli amici e seguire i propri interessi?

2) Forse le genitrici in questione sono state particolarmente fortunate con le baby-sitter? Forse qualcuno ha fatto bene il lavoro che dovevano fare loro?..

Le discussioni sull’argomento possono essere infinite. Sappiamo tutto ciò. Ma la cosa importante che dona questa notizia è la speranza. Quello che facciamo per i nostri figli, anche se facciamo poco secondo noi stessi – serve. È possibile dedicare le risorse molto limitate in modo intelligente. La capacità di organizzarsi dei genitori che lavorano batte l’insufficienza del tempo.




La fiducia in se stessi? Impariamola dai campioni

Certo che la questione della fiducia è più complessa, più delicata, non descrivibile solo a parole. Proprio per questo trovo interessante l’articolo sulla campionessa americana di ginnastica artistica Aly Raisman, che ha preso la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici del 2016 a Rio.  

Per tutta la sua infanzia e adolescenza i vari ‘esperti’ della ginnastica le dicevano che non aveva la costituzione giusta per vincere e che, se fosse nata 10 o 20 anni prima, non avrebbe superato nemmeno la selezione preliminare (appunto basata sul fisico). E lei? Ce l’ha fatta lo stesso.

Ha dimostrato che tutte queste persone sbagliavano. All’età di 23 anni Aly è due volte campionessa olimpica, è una star super-seguita di ‘Ballando con le stelle’ americana ed è semplicemente una giovane donna molto sicura di sé.  

Come ha fatto a non arrendersi e non farsi condizionare?

Nell’intervista dà tanto merito alle parole della sua mamma:  

“Non importa chi sei, ma non puoi piacere a tutti” 

“Cerca di essere una brava persona, con cuore buono, è tutto quello che puoi fare” 

Allora mi ha fatto pensare che forse il sostegno dei genitori conta davvero? Quelle frasi che ripetiamo fino all’infinito forse rimangono?

Ciascuno nella vita dovrà fare il proprio lavoro per sviluppare l’autostima, ma si riesce forse un po’ meglio con quelle piccole frasi di papà e mamma, che entrano dritto nel cuore e ci rimangono per sempre. 

E voi che cosa dite ai vostri figli? Ci sono delle frasi che avete preso dai vostri genitori? 

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Giocare come le orche

Spostiamo per un attimo il nostro focus dall’ homo sapiens alle orche, i più grandi dei delfini, dalla distinta colorazione bianconera. Esistono numerose prove della loro intelligenza, ma per non divagare troppo vi racconto solo questo: alla fine dell’ 800 è stato documentato il caso delle orche che aiutavano i marinai delle baleniere, avvertendoli con segnali sulla presenza della balena nelle acque, in cambio di un ‘assaggio’ del pescato, dopo che la balena fosse tirata fuori dall’acqua (fonte). Direi che, come minimo, sono furbe. 

Eccovi un video di National Geographic , che fa vedere come un gruppo di orche attacca una balena blue (l’animale più grande che esiste sulla terra in questo momento). Se paragoniamo un’orca a una macchina media in termini di dimensioni, la suddetta balena sarebbe un turbo-treno, capace di sviluppare alta velocità in pochi secondi. A seguito dell’attacco la balena naturalmente scappa (in un battibaleno?). E cosa fanno le nostre orche? Stanno lì tranquille e ridacchiano contente (ok, me lo sono immaginato io, ma è molto verosimile). Notate, non sono molto preoccupate di inseguire la balena, le dicono:  

– Tranquilla, amica. Era solo uno scherzo, – interpretazione fornita dalla biologa marina Nancy Black, che osserva questi superpredatori nel loro habitat naturale da più di 25 anni. 

Era solo un gioco. Gli animali intelligenti giocano parecchio. Quelli più intelligenti giocano ancora di più. Non sappiamo esattamente a cosa serve: forse è un modo per modellare la realtà provando in stile leggero e scherzoso le situazioni che possono davvero accadere, oppure un’occasione per rinforzare i legami sociali dentro un gruppo… Una cosa è certa, il legame tra il gioco e l’intelligenza c’è. Perciò vorrei invitarvi a usare la scusa di dover passare il tempo con i vostri figli o nipoti per giocare un po’ di più. Per lo scopo evolutivo, ma anche per il semplice piacere di farlo.

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