Crescere i figli come mamme-delfini

Mio suocero è un appassionato di lego. E non butta mai niente. Queste due massime, combinate insieme fanno sì che abbiamo una quantità praticamente infinita di lego di circa 30 anni fa – tutto rigorosamente messo nelle varie scatole di cartone, organizzato per colori.

Dall’altra parte ogni tanto (e forse più spesso del necessario) a mio figlio capita in regalo il lego moderno – i supercar, le navi spaziali, la stazione dei pompieri e cosi via. Mio suocero commenta che, i giochi di adesso, te li danno con i pezzi elencati, numerati, forniti con le istruzioni di montaggio e persino con le indicazioni di come giocare… Secondo lui, servono a poco. Non sarebbe più educativo lasciarli costruire macchine, navi e casette seguendo la propria fantasia?

A dir la verità, già da un po’ mi stavo chiedendo – c’è una differenza tra gioco libero (in inglese ‘free play’) e il gioco strutturato? Fanno bene entrambi nello stesso modo?

Un indizio alla risposta, l’ho trovato nel libro The Dolphin Way. A Parent’s Guide to Raising Healthy, Happy, and Motivated Kids-Without Turning into a Tiger di Dr. Shimi Kang. L’autrice è una famosa psichiatra infantile canadese di Vancouver.  Incredibile ma la dottoressa apre il libro proprio con l’esempio del lego. E lei la pensa esattamente come mio suocero!

Dimostra con una quantità impressionante di studi scientifici, che il gioco libero è molto-molto-molto più vantaggioso per la crescita dei bambini, perché aiuta a sviluppare:

  • Creatività – out-of-the-box thinking, cioè la capacità di trovare le soluzioni insolite ai soliti problemi,
  • Il pensiero critico – la capacità di fare le domande giuste,
  • Communication skills – se non riuscite a parlare con gli altri, potete anche essere le persone più intelligenti nell’Universo, ma sarà dura ad avere il successo…
  • Collaboration skills – come giocare (e successivamente lavorare e vivere) con gli altri.

E secondo la dottoressa Kang, queste sono le capacità che servono ai bambini per riuscire nella propria vita nel 21-esimo secolo.

Per dimostrare lo stile genitoriale equilibrato, descrive i comportamenti dei delfini. Pare che loro, esattamente come le orche, siano veri campioni nell’utilizzo della creatività, pensiero critico, communication skills e collaboration skills. Mamme-delfini sanno indirizzare senza premere troppo, sanno far capire ai loro bimbi che sono presenti, senza essere invasive. Ed è l’approccio che l’autrice suggerisce.

Il libro parla anche di altri approcci al parenting. In particolare:

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Mamme-tigri  – spingono i loro bambini verso quello che credono che sia benefico per loro, li caricano di compiti, li portano in varie attività, li fanno aderire alla cultura del sacrificio e sacrificano qualsiasi cosa per renderli “di successo”.

Mamme-meduse – sono le classiche mamme permissive, che non dicono mai di no e vogliono sempre fare piacere ai propri bimbi. Niente cose tristi, solo eterna felicità e caramelle.

Il problema delle mamme-tigri e mamme-meduse è che entrambi, in modo diverso, impediscono lo sviluppo della motivazione intrinseca e della adattabilità. Le prime dicono ai figli cosa devono fare, le seconde – non danno loro gli strumenti necessari per poter risolvere i problemi autonomamente.

E voi che tipo di mamme siete? Vi trovate in questa classificazione? Com’erano le vostre mamme?




Il buio oltre la siepe – una lettura d’obbligo per i genitori e gli adolescenti 

Ho sentito parlare di questo romanzo tante volte da piccola, trovavo il suo titolo inglese “To kill a mocking bird” affascinante e misterioso.  

Per una cosa o per l’altra non l’avevo mai letto… ma quasi 20 anni dopo ho deciso di affrontarlo. Non perché devo, non perché è trendy e tutti ne parlano, ma perché ho voglia di un libro valido, che non delude. 

L’ho letto… e confermo, è immenso. In un linguaggio semplice e non invadente l’autrice riesce a spiegare ai ragazzi alcune cose molto delicate:

  • Come i bambini vivono la vita senza madre 
  • Come si crea un rapporto tenero e affettuoso con il padre che lavora tantissimo 
  • Cosa provano i ragazzi che vedono il proprio padre molto più anziano dei padri di altri ragazzi 
  • L’unica regola d’oro per creare la base di autorevolezza 
  • Come si crea l’amicizia tra i bambini 
  • Rapporti tra la sorella con il fratello più grande 
  • Rapporti con gli zii 
  • Come essere buoni, rispettosi, autentici 

Tutti gli argomenti di quali noi, genitori, spesso non siamo minimamente pronti a parlare. In questo caso “Il buio oltre la siepe” potrebbe essere un buon inizio. 

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Vorrei condividere con voi un paio delle mie citazioni preferite per farvi “un assaggio” della saggezza e dello stile squisito di Harper Lee, che le valse il premio Pulitzer. 

(1) 

“Il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.”

(2) 

Atticus: Se riesci a imparare una cosa sola, vedrai che ti troverai molto meglio anche a scuola. Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di vedere le cose anche dal suo punto di vista.
Scout: E cioè?
Atticus: Devi cercare di metterti nei suoi panni e andarci a spasso.
Scout: Ma se io seguito ad andare a scuola non potremo più leggere insieme.
Atticus: Scout, lo sai che cos’è un compromesso?
Scout: Fregare la legge?
Atticus: Ehm… no. È un accordo, è un venirsi incontro a mezza strada. Senti, sai che facciamo? Tu accetti il principio che si deve andare a scuola, e io continuerò a farti leggere lo stesso tutte le sere, come abbiamo fatto finora. Affare fatto? 

(3) 

“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?”

 

 

 




Minerali da colorare – un gioco per scoprire il carattere dei vostri figli

Oggi in programma abbiamo un gioco con un tocco psicologico – si tratta di proporre al bambino di colorare e decorare una scheda con i minerali e poi analizzarla con gli strumenti che vi offriremo successivamente.

Dai disegni ottenuti, specialmente se li fate con un gruppetto di bimbi avrete delle sorprese,  spiccheranno alcuni tratti del carattere, come livello di energia, introversione ed estroversione, tenacia, sensibilità emotiva e tanto altro.

Tempo a disposizione: 1 oretta

Occorrente: scheda stampata qui (meglio 2 o 3 per rimediare in caso di eventuali disastri creativi), matite colorate o pennarelli di almeno 10-15 colori, colla e brillantini.

La mia idea iniziale era di colorare i minerali usando le matite acquerellabili per poi con aiuto dei pennelli bagnati ottenere l’effetto pittura… Come spesso accade, non me l’aspettavo che i bambini rimanessero dispiaciuti di usare l’acqua sui disegni… e mi hanno chiesto di lascar stare i disegni cosi come sono, a secco. Ho ubbidito, ovviamente.

Procedimento:

  1. Invitateli a colorare i 4 cristalli a scelta, poi fate una pausa e chiedete quali minerali sono più riusciti, quali colori vorrebbero ancora usare.
  2. Chiedete colorarne altri quattro. Poi valutate se sono molto presi dal lavoro – lasciateli colorare. Se invece hanno qualche gap creativo, potete dare loro qualche suggerimento. Nel nostro caso, gli ultimi minerali sono stati dei colori di Juve e Milan… Non sottovalutate mai, l’amiezza del pensireo creativo che possono offire i piccoli!
  3. Decorate il disegno con brillantini: nel nostro caso, i bambini applicavano la colla e io spargevo i brillantini per evitare di trasformare il tavolo di lavoro nella casa della fata Glitter!

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4. Analizzate i disegni a seconda dei seguenti criteri:

a) Scelta dei colori

  • Il blu è uno dei colori primari e rappresenta tranquillità e felicità.
  • il grigio è un non colore, corrisponde al non prendere parte alle situazioni, tenersi alla larga, mantenersi a distanza dalle cose e dalle emozioni.
  • il verde corrisponde alla capacità di perseverare, resistere ai cambiamenti, indica audacia e fermezza di carattere.
  • il viola mescola i colori rosso e blu ed indica sensibilità, ma anche fragilità emotiva.
  • Chi preferisce questo colore può avere difficoltà a mantenere il controllo sulle proprie emozioni.
  • il marrone sta ad indicare l’apparato sensorio dell’individuo e il suo significato muta in base alla posizione in cui viene scelto.
  • il giallo è l’opposto del verde, quindi laddove il verde indica perseverenza il giallo indica mutamento. Il giallo è un colore solare, ma anche mutevole, indice di discontinuità. Il suo significato è attribuito a seconda delle posizione in cui viene scelto.
  • il nero è il colore della negazione e della rinuncia (fonte il test dei colori di Luscher – Franco Angeli).

Colorare i minerali
Gioco con un tocco psicologico

S’è un argomento che vi interessa, troverete più approfondimenti qui 

b) Tratto

Tratto marcato, quello che segna il foglio e si percepisce al tatto, indica la volontà e vitalità. Indica anche le persone che hanno bisogno di essere ascoltate e comprese.

Tratto leggero è tipico del riflessivo creativo, di colui che pensa, che studia, che ama perdersi nei suoi pensieri e nelle sue fantasie. È delicato, sensibile, emotivo e facilmente emozionabile.

c) Posizione delle decorazioni

Quando si lavora in un gruppo, è particolarmente evidente che la posizione di brillantini è una variabile! Alcuni bambini la vogliono all’esterno dei minerali, mentre gli altri – all’interno… I due modi indicano il carattere estroverso, l’esuberanza, il desiderio di affascinare o colpire gli altri, nel primo caso, o il carattere introverso con la sua riservatezza e la necessità di essere lasciati in pace per ristabilire il proprio equilibrio emotivo, nel secondo.

Che ne dite, adesso conoscete un po’ meglio i vostri bimbi?




Il gioco e il legame intimo tra figli e genitori

La mistica parola bonding, come bluetooth, wifi e chicken wrap, è entrata ormai nel vocabolario italiano. Ha poco a che fare con James Bond (anche se rimane la mia ipotesi preferita). Forse ve la ricordate dall’epoca di gravidanza nel contesto “l’allattamento al seno aiuta il bonding tra la mamma e il neonato”.  

Si usa generalmente per indicare il legame di attaccamento tra i genitori e il loro bambino. Capire le frasi da una mezza-parola, scherzare sulle stesse battute, aiutarsi reciprocamente, condividere gli stessi interessi, stesse passioni, piangere insieme, farsi male a vicenda e chiedere scusa… è quello che ci rende una famiglia, che ci rende uniti e complici.  

Un fenomeno così importante per la sopravvivenza del neonato dovrebbe funzionare in modo infallibile, no? Ma chi ha degli animali sa, che anche nei mammiferi un po’ più semplici di noi, come cani e gatti, succede che quel legame tarda ad arrivare. 

Allora noi ci siamo chiesti, perché la famiglia non funziona sempre cosi? Perché alcuni genitori fanno fatica sviluppare i legami emotivi con i figli? 

La scienza fornisce una risposta univoca e chiara: la molecola responsabile per il bonding è l’ossitocina, chiamata dagli umani ‘l’ormone delle coccole’. 

Comunemente noto come “l’ormone dell’amore”, l’ossitocina è molto di più. Oltre che favorire le interazioni sociali, infatti, aiuta a ridurre la pressione arteriosa ed i livelli di cortisolo, aumenta la soglia del dolore, riducendo l’ansia e stimolando diversi tipi di interazione sociale positiva. Promuove anche la crescita e la guarigione. 

È un ormone con cui il nostro corpo reagisce a una serie di situazioni, quindi logicamente possiamo aumentare la sua produzione creando le condizioni necessarie. 

Tra i vari modi per aumentare la quantità di ossitocina nel sangue gli studi citano: 

    • Abbraccio o contatto fisico 
    • Guardarsi negli occhi 
    • Dire o ricevere parole di conforto 
  • Compiere un atto di generosità o altruismo 

E noi aggiungiamo – giocare insieme.  

Il gioco, proprio per la sua leggerezza e mancanza di qualsiasi scopo epico, ci consente in 10-15 minuti di compiere queste azioni tutte insieme. 

Prendiamo il gioco la  “Forza4”, per fare un esempio. Prevede il contatto visivo e la vicinanza fisica. Si cerca di ingannare l’avversario ma in modo gentile, con qualche battuta. A volte si fanno  atti di altruismo quando lasci al tuo opponente di infrangere le regole per dargli una chance. Quando uno perde, l’altro lo consola e gli dà forse anche un abbraccio. Si scopre il carattere di chi gioca, il suo temperamento, le sue paure e vanità.  

Giocare insieme è come guardare nell’anima dell’altro, se uno lo vuole.

Per questo crediamo che giocare renda le relazioni tra le persone più intime e più cordiali. Ritorneremo su questo argomento nei prossimi articoli, in particolare “Crescere i figli come fanno i delfini”.

Fonti 

    1. Bonding: un legame per la vita
    1. Ossitocina: l’ormone dell’amore e della felicità
    1. 7 modi per aumentare il livello di ossitocina nel corpo
  1. L’ocytocine l’hormone de l’amour

 




Qualcosa da lasciare o il componente segreto delle tecniche d’insegnamento

Molto spesso, per via della mia professione (o per l’inclinazione naturale?), cerco il miglior modo per insegnare qualcosa ai bambini. Qualcosa di più divertente, più azzeccato, più giusto, se volete… A volte ci riesco, a volte – fallisco miseramente… Come nel mio centesimo tentativo di spiegare a mio figlio come si fa il pane.

Mi piace fare il pane. Per me è un rituale, semplice, senz’altro, ma magico. Prima hai pochi ingredienti poveri e dopo – il profumo di casa, della felicità, l’essenza di ‘tutto andrà bene’. Possibile che non riesca a trasmettere questa cosa a mio figlio?

Allora parto in quarta. Sono l’entusiasmo puro. Ho creato per lui una specie di laboratorio Montessori: gli ho dato i vari tipi di farina da toccare, lasciato usare la bilancia elettronica, gli ho chiesto di pesare gli ingredienti, incoraggiato a giocare con i semi di lino e osservare come sprizza le bollicine il lievito.

Queste cose l’hanno tenuto affascinato per circa due minuti e mezzo, dopodiché guardando da qualche parte nel vuoto per non offendermi troppo mi ha chiesto: “Mamma, posso giocare al tablet?”

Tablet??? La mia delusione straripava. Forse vuoi formare le pagnottine prima? No? Sei sicuro???

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Mmm… Mi sono chiesta, dove ho sbagliato? Non era abbastanza divertente? Non avevo spiegato bene? Dovevo accompagnarlo meglio? Forse non ero ben presente nel momento e mi è sfuggito qualcosa?

Stropiccio la confezione vuota della farina, butto i misurini nel lavandino e vado a consolare la mia sconfitta… facendo la maglia.

Me l’ha insegnato mamma. Non mi ricordo quando, non mi ricordo come. Non mi ricordo con quali parole. Mi ricordo solo che volevo tanto-tanto fare i bei vestiti per le mie bambole, e lei mi ha fatto vedere come si fa.

Per più di 20 anni non ho fatto niente di lana. Eppure, quando pochi mesi fa ho ripreso i ferri, ho scoperto che non ci devo pensare, le mie mani si ricordano ancora come si fa. Non c’è bisogno dei tutorial, so come cominciare e come chiudere, come aumentare o come ridurre. Mi sono sentita un po’ come quello spia-assassino che per via di un brutto colpo perde completamente la memoria. Ma si ricorda come combattere! E io mi ricordo come fare la maglia. Bang!

Questa storia mi ha fatto riflettere se è giusto cercare “invogliare” i bambini a imparare qualcosa. E se del tutto è possibile.

Spesso dimentichiamo che i nostri bimbi hanno una personalità loro, un cerchio d’interessi, inclinazioni, passioni, preferenze e antipatie. E anche se ci assomigliano fisicamente, dentro possono essere molto diversi.

Penso che sia giusto provare. Alla fine, le cose che abbiamo da insegnare non sono tantissime. Noi le mettiamo a disposizione come il verduraio mette in vista le melanzane e le fragole al mercato di sabato mattina. E se il momento è giusto, i nostri insegnamenti attecchiranno.  Se non attecchiscono invece, possiamo sempre consolarci che il momento non era giusto ))

PS. Aggiungerei che bisognerebbe provarci anche con le cose un po’ meno ovvie. Un giorno dopo un pomeriggio passato con papà, mio figlio si ritira nella sua scatola spaziale (fatta di cartone) e comincia tirare fuori tutti gli utensili che ha (essenzialmente cacciaviti e trapani). Alla mia domanda di cosa stava succedendo mi rispose: Mamma, faccio il cablaggio nella mia casetta. Sennò, come faccio ad avere internet?




La materia più incompresa della scuola italiana

-Quanta pasta metto?

– Siamo in tre. Conta circa 100 g a testa. Se il pacco è di 500 g, dovresti metterne un po’ più di metà.

Semplice, no? Questa è matematica.

Comprare il cibo al supermercato, pagare la multa, raccogliere i soldi per un regalo, e se proprio vogliamo, disegnare una persona in proporzione, per tutto questo serve sapere le basi della matematica.

Personalmente, trovo che ci siano poche materie così intuitive, così immediate nel loro utilizzo. Allora perché è diventato di moda snobbare l’aritmetica?

Giocando una sera con le cuginette del mio figlio, forse, ho trovato la risposta.

A differenza della scuola italiana, nella scuola russa la matematica è un must. Probabilmente per questo tra i libri scolastici di mio figlio di 4 anni c’è anche il testo “Le basi della matematica e della logica” (preparato proprio per bambini di questa età). Quel giorno la banda dei tre (2 cugine di 5 anni e mio figlio di 4) è rimasta praticamente incollata al libro a fare “gli esercizi” sul raggionamento logico e conti . L’assorbimento della loro attenzione era totale, non volevano smettere nemmeno dopo una quarantina di minuti.

A questo punto ho avuto una rivelazione spontanea: forse è il modo in cui insegniamo la matematica ai nostri figli che è sbagliato? Forse non esiste un approccio unico che divide tutte le persone nelle categorie “con mentalità matematica” o “senza”, ma tanti approcci per abbracciare i conti. Qualcuno vorrà gli esempi dal mondo delle macchine, qualcuno conterà gli unicorni, chi percepisce i numeri come dei colori, chi attraverso il ritmo.

La capacità di contare e di ragionare è alla portata dei bimbi piccoli, al posto di “proteggerli” da queste attività o trasmettere loro l’insicurezza, bisognerebbe dar loro una mano, costruire una sorte di ponte dal mondo dell’immaginario verso la concretezza.

Oggi vi proponiamo di fare un gioco dal portale australiano Maths Mentality. Si tratta di un semplice gioco di collegare i punti numerati andando nell ordine creascente per ottenere un disegno. La particolarità? Il passo non è di 1, ma di 3 e poi di 5.

Provate a farlo con i vostri figli e ad ottenere una risposta giusta per voi.

Gioco matematico




25 cose da chiedere ai figli al posto di ‘come è andata la giornata’

Ancora prima di avere i figli mi ricordo di aver sentito un dialogo tra una nonna e il suo nipotino in autobus.

– Come è andata la giornata?

– Cosa hai mangiato?

– Non me lo ricordo…

– E come dessert?

– Non mi ricordo.

In quel momento avevo pensato: “Signora, ma che barba! Chiederebbe mai a una persona adulta cosa ha mangiato a pranzo per intrattenere una conversazione gradevole?”

Ed eccomi, da mamma quasi 10 anni dopo, rifaccio esattamente lo stesso giro di domande… Che dire, vorrei sapere se ha mangiato bene o no… Ma non ottengo mai niente di più di ‘non mi ricordo ’.

Per fortuna, esistono i modi per cambiare alcune routine stabilite, in meglio… ma tanto in meglio! Si tratta di passare dalla conversazione mamma-centrica alle domande bimbo-centriche.

La prossima volta che andate a prendere il vostro figlio a scuola, rivolgetegli piuttosto una di queste domande:

  1. Qual è la cosa migliore che è successa oggi? E quella peggiore?
  2. C’è qualcosa che ti ha fatto ridere?
  3. Con chi vorresti stare vicino in classe? E con chi assolutamente no? Perché?
  4. Dov’è a scuola il posto più freddo?
  5. Qual è la parola più strana che hai sentito oggi?
  6. Se avessi incontrato la tua maestra oggi, che cosa mi avrebbe detto di te?
  7. Hai aiutato qualcuno a fare qualcosa oggi?
  8. Qualcuno ti ha aiutato a fare qualcosa a scuola oggi?
  9. Hai scoperto qualcosa di nuovo oggi?
  10. Qual era il momento quando ti sei sentito molto felice?
  11. Ti sei annoiato oggi facendo qualcosa?
  12. Se fossero atterrati gli alieni a scuola e ti avessero chiesto chi possono portare via, che cosa avresti detto loro?
  13. Con quali bambini avresti voluto giocare oggi?
  14. Racconti qualcosa di buono della tua giornata?
  15. Quale parola oggi la maestra diceva più spesso?
  16. Che cosa vorresti imparare a fare a scuola di quello che non riesci ancora?
  17. Che cosa vorresti studiare di più a scuola? E che cosa di meno?
  18. Chi nella tua classe potrebbe essere un po’ più gentile?
  19. Che cosa fai all’intervallo?
  20. Chi è più divertente nella tua classe?
  21. Chi è il più furbo nella tua classe? Perché?
  22. Se domani dovessi diventare un insegnante, che cosa insegneresti?
  23. Chi dei tuoi compagni studia troppo?
  24. Con chi nella tua classe vorresti scambiare i posti? Perché?
  25. Hai usato oggi le matite? Se sì, perché?

Alcune domande sono più adatte ai bimbi più grandi, mentre le atre toccheranno i cuori anche dei bimbi piccoli. Scegliete quelle più adatte anche al carattere e agli interessi dei vostri figli, rimarrete sorpresi delle risposte!

Ecco la fonte.




Perché giocare per gli adulti è difficile?

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Una cosa un po’ noiosetta? Con il retrogusto di fare le cose stupide e di dover sorridere alle battute che non hanno senso? Forse a un certo punto vi chiedete se è normale provare questi sentimenti con i propri figli. Esistono genitori che si divertono per davvero? È normale che non siamo perennemente entusiasti di giocare?

La risposta breve – si, è normale. Non siamo più bambini, abbiamo i nostri interessi, la casa da pulire e mille problemi da risolvere per organizzare la vita attorno a questi piccoli fiori. La mamma perfetta e il papà-modello sempre sorridenti, adoranti di qualsiasi cosa produca la loro prole è la più grande invenzione dell’era pubblicitaria.  

La risposta lunga è che per giocare e divertirsi nel frattempo, secondo noi, basterebbe affrontare questa attività da una prospettiva diversa.  

Ma, prima di passare alle soluzioni, provate a ricordarvi com’era per voi giocare da piccoli. Io, ad esempio, mi ricordo le farfalle nella pancia quando c’era da scegliere i vestiti per le mie adorabili bambole, un senso di avventura quando andavamo a nascondere i nostri tesori nel giardino della scuola, un senso di quasi onnipotenza quando facevo una minestra dalle cose improbabili imitando la mia mamma. Era bellissimo, potevo passare ore a fare queste cose. Se ci penso, anche adesso sono un’avventuriera che adora scegliere i vestiti e preparare piatti immangiabili inimmaginabili. Forse una speranza c’è anche per noi, adulti, di ritrovare quella leggerezza nel gioco?  

Secondo noi – sì. Provate ad applicare queste semplici regole, pensate per trovare la soluzione al problema, eliminare il “singhiozzo” che nel mondo degli adulti ostacola la libertà di gioco.   

1) La prima regola dei bimbi – giocare a quello che piace 

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Problema di base: dover giocare a cose che vi sono indifferenti o peggio ancora, antipatiche. 

Secondo voi, sarebbe possibile costringere un bambino a giocare a qualcosa che non gli piace?  

Ecco. I bimbi sono davvero egocentrici quando si tratta del gioco e partono sempre da quello che piace a loro in ogni dato momento. Perché pensate che con voi, adulti, invece può funzionare? Perché fate cose ben più difficili nella vita e la forza di volontà non vi manca, vero? Ma forse non è quello che serve per giocare… Forse per partire con il piede giusto bisognerebbe partire dal centro del proprio universo, dallo zero cartesiano, in altre parole, da quello che piace proprio a voi. Il gioco proviene dallo stesso posto dove nasce la creatività, senza l’interesse entrambe le cose non possono esistere.  

Come fai allora a entusiasmarti di un argomento che trovi banale? Cerca i punti di convergenza dove il gioco può esistere per entrambe le parti: i settori dove si incrociano i tuoi interessi con quelli del tuo bambino. A tua figlia piacciono le bambole e a te le macchine? Provate allora a scegliere insieme da una rivista di auto una macchina adatta per ogni sua bambola, perché lo sappiamo, no, che anche le macchine hanno la loro personalità, esattamente come le Barbie e le principesse. A te piace la musica classica e tuo figlio invece è un tipetto vivace? Chiedigli allora di inventare un balletto per 2-3 pezzi forti che gli farai sentire (Čajkovskij, Wagner e Vivaldi vanno benissimo) e poi di insegnarlo a te. È chiaro il principio? 

La buona notizia è che hai due grandi risorse a tua disposizione: 

  • i tuoi interessi attuali (macchine, tecnologia, trucco, disegno, fotografia, ecc.) 
  • i tuoi interessi da piccolo (realizzati o no, ma guarda bene soprattutto a quelli non realizzati) 

Diffida dell’imitazione però – se non sei autentico, se fingi di essere interessato, il tuo bimbo lo capirà subito. L’unica soluzione è tirare fuori davvero le tue passioni. 

2) La seconda regola dei bimbi – usare alla grande il pensiero magico 

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Problema di base: non riuscire a parlare la stessa lingua, a trovare un linguaggio comune.  

Lo so, la magia è un discorso pesantissimo per gli adulti, ma in questo caso ‘pensiero magico’ è un termine specifico, che si usa nell’ambito di psicologia e pedagogia per descrivere un comportamento. 

Ecco la definizione tratta dalla rivista “Un pediatra per amico”:

Nei primi sette anni di vita il pensiero del bambino può essere definito come magico. Questa modalità, in buona misura contrapposta a quella logica degli adulti, è caratterizzata dall’incapacità di distinguere i propri pensieri, desideri, emozioni da quelli degli altri esseri umani; inoltre, questo tipo di pensiero è permeato di animismo, attribuisce cioè sentimenti, volontà, possibilità di azione a tutti gli altri esseri del mondo, anche a quelli inanimati. 

Il punto importante qui è capire che questo tipo di pensiero non è privo di ragionamento. Il bambino produce in continuazione le idee e le storie con legame causa-effetto. È solo che le regole di questi legami sono più flessibili. Il pensiero magico esiste perché ha delle funzioni specifiche: serve a sciogliere le paure, soprattutto quella dell’ignoto, a calmare l’ansia e incanalare altre emozioni forti nonché per trovare una spiegazione su come funziona questo mondo.

Come puoi usarlo anche tu? Il tuo bimbo ti chiede un gioco un po’ costoso che non hai intenzione di comprare subito? Proponigli di disegnarlo o fate su un foglio di carta un ‘piano d’acquisto’ per quando arriverà. Contrariamente a quello che uno può pensare, non è una presa in giro, è un modo per incanalare quel desiderio fortissimo che ha il bambino nel confronto di quel gioco, gli offrirà un sollievo.

3) La terza regola dei bambini – tutto è un gioco 

Problema di base: sentire la mancanza di idee, giocattoli, libri specifici, area gioco adeguata, ecc. 
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Per giocare con i vostri figli non vi serve nulla oltre quello che avete già (non penso che viviate in uno spazio allestito alla Montessori, vero?). Il divertimento è una cosa molto più grande dei giochi educativi e (scusatemi questa ripetizione) è altrettanto educativo anche quando questo non è lo scopo. Qualche idea? Una gara per lavare i vetri, lavare i cerchi della macchina, arrampicarsi sull’albero accompagnato da papà o mamma solo per avere un’altra prospettiva, fare una torta, dipingere i muri (l’ho fatto, credetemi, è esilarante), correre in casa come matti, provare chi può gridare più forte, stare sdraiati sull’erba a guardare le nuvole, giocare alle città mentre si viaggia in macchina. Senza esagerare, praticamente qualsiasi cosa che avete oggi sulla vostra agenda può essere trasformata in un gioco (almeno in una parte). 

Divertitevi con gusto, provate queste regole e scriveteci come è andata. Ricordatevi che il periodo quando potete giocare con i vostri bimbi è breve, tra pochi anni finirà. Ci saranno altre cose da fare insieme, ovviamente. Ma il momento giusto per giocare è adesso. Pronti, Via! 




5 benefici sorprendenti del teatro per i più piccoli

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Vi siete mai chiesti perché molti bambini hanno un debole per i dinosauri? Io me lo chiedo di continuo da quando il mio figlio è entrato nell’età giurassica, per modo di dire. Gli piacciono i dinosauri giganti, lenti e pacifici, ma anche quelli carnivori con un po’ di grinta e i denti a rasoio, i bipedi e i quadrupedi; gli piacciono le loro corna, le placche ossee, le creste, le vele e le piume – ogni piccola cosa legata ai dinosauri lo affascina all’infinito.   

Effettivamente, perché? Perché per alcuni bimbi i dinosauri sono così affascinanti? 

La mia ipotesi è che certi bambini hanno bisogno di appropriarsi delle qualità che i dinosauri rappresentano – la forza fisica, la calma, la capacità di difendersi e difendere il proprio territorio nonché la capacità di superare gli ostacoli di ogni genere.

Questi pensieri mi hanno portato a fare una ricerca sul teatro, strumento d’eccellenza d’immedesimazione. Si è aperto un mondo! Le virtù del teatro sono difficilmente trovabili, riunite insieme, in altre attività, e offrono un aiuto gentile per la crescita dei piccoli. 

Ecco l’elenco concentrato di quelle che considero le sue virtù fondamentali

  1. Il Teatro aiuta a costruire la fiducia in se stessi

Anche i bimbi molto timidi in un paio di settimane riescono a diventare abbastanza fiduciosi in se stessi per fare parte di uno spettacolo. Non perché devono, ma perché recitare è divertente! 

  1. Il Teatro aiuta a sviluppare la concentrazione

I bambini a ogni sessione (lezione?) sono incoraggiati ad ascoltare i pensieri e le idee degli altri. E poi, per seguire la narrazione e memorizzare i punti importanti,  chiaramente serve una certa concentrazione (anche per gli adulti). 

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  1. Il Teatro aiuta a sviluppare le capacità linguistiche e di comunicazione in generale

Uso frequente di canzoncine, poesie, nonché del linguaggio tipico di certi personaggi (pensate a Mago Merlino o Re Artù), incoraggia lo sviluppo spontaneo del vocabolario. Ma non si tratta solo di parole! Gli attori forse, come in nessun’altra professione, sono consapevoli della comunicazione non verbale – espressioni facciali e linguaggio del corpo – sono gli strumenti che un attore impara a usare per comunicare in modo efficace.

  1. Il Teatro sviluppa l’intelligenza emotiva

Per immedesimarsi nei personaggi, i bambini devono fare uno sforzo per capire che cosa provano i protagonisti e quali sono le motivazioni che li spingono a fare certe cose e a dire certe parole. Sono incoraggiati a cercare queste emozioni dentro di sé e a provare a mostrarle nei momenti opportuni per essere credibili nel loro ruolo. E guarda caso proprio l’identificazione, la regolazione e l’utilizzo delle emozioni sono gli elementi principali dell’intelligenza emotiva (qui).

  1. Il teatro aiuta a diventare più resilienti

Abbiamo già parlato della resilienza nell’articolo “Che cos’è resilienza e perché è importante a svilupparla nei bambini?’’. Siamo convinti che il gioco sia uno strumento innato che i piccoli hanno a disposizione per imparare la resilienza. Il teatro in questo contesto sembra un ausilio d’eccellenza; mettendosi nei panni di vari personaggi, trovandosi nelle situazioni nuove, i bambini sviluppano inevitabilmente la plasticità mentale.  

Credo sia impossibile riassumerlo meglio di Shakespear:

“Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti”

Vorrei precisare che il teatro di cui parliamo non è quello di Cechov o di Goldoni, ma è una via di mezzo tra i giochi di ruolo, i giochi del ‘far finta’ e la classica recita teatrale. In inglese tutte queste sfumature sono riunite sotto la parola ‘drama‘, e noi invece per lo scopo di questo articolo, lo chiameremo teatro. 

Semplificando, possiamo indicare le differenze tra i vari generi in seguente modo: 

Recita normale – c’è il palcoscenico, i ruoli sono predefiniti dalla pièce teatrale, gli attori seguono la struttura dell’opera senza deviazioni. 

Giochi di ruolo – non si usa il palcoscenico, il gioco è per la gran parte mentale, il narratore indirizza lo svolgimento della storia.   

Giochi di “far finta di”– non necessitano di palcoscenico, non necessitano di nessun tipo di struttura in generale e possono non avere nessuna trama. 

Teatro per i piccoli – utilizza il palcoscenico, i ruoli sono scelti dai piccoli attori in funzione del tema generale (vichinghi, fate, mare, bosco ecc.), la trama c’è ma viene costruita man mano con la partecipazione dei bambini. 

Ovviamente ognuna di queste categorie di gioco è valida per diverse situazioni, ma quella più adatta all’età tra 2 e 6 anni è, secondo noi, il teatro per i più piccoli. 

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Quali sono le particolarità del teatro per i piccoli? 

1) Prima di tutto, considerate che la parte più preziosa dal punto di vista educativo è la preparazione alla performance e non la performance stessa. 

2) La narrazione non è rigida, si costruisce con la partecipazione dei bambini, a partire da un ambiente scelto (oceano, mostri, spazio, tecnologia ecc.) 

3) Non ci sono i ruoli ‘piccoli’ o ‘poco importanti’, tutti i ruoli devono essere di importanza equiparabile (non tutti i ruoli sono ‘buoni’ ma interessanti, di rilievo). 

Vi prepareremo in seguito una serie di articoli e schede gioco dedicate al tema ‘Teatro dei piccoli’ per darvi dei piani concreti per approfittare di questo strumento polivalente.

Per ulteriori approfondimenti:

Siti

  1. Pijama Drama
  2. Drama Notebook

Libri

  1. Il teatro bambino. Itinerari formativi per l’infanzia
  2. Tutti giù dal palco. Fare teatro a scuola dalle materne alle medie
  3. Laboratorio teatro. Proposte per fare teatro nella scuola
  4. Laboratorio del far finta. Giochi e attività per sviluppare l’immaginazione

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Il quinto elemento o l’arma segreta dei bambini

Definizione della resilienza

L’esperto italiano nel campo della resilienza psicologo dello sport, che prepara gli atleti per le gare ultra-endurance, Pietro Trabucchi la definisce così:

“La resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino.”

In parole semplici una persona resiliente di fronte a delusioni, fallimenti e i vari sconforti della vita, non si abbatte e non si deprime (oppure si abbatte e si deprime ma!) ma, ciononostante, si rialza e continua ad andare avanti verso l’obiettivo desiderato, a testa alta.

Resilienza negli adulti

Prendendo gli esempi un po’ più personali, pensate a quando vi è capitato di dover parlare in pubblico ed è stato un totale disastro. Avete dimenticato le parole, avete perso il filo del discorso, non siete riusciti a rispondere in modo convincente alla domanda e forse siete anche stati ridicolizzati. Credo che conosciate bene quella sensazione – stomaco che si chiude, gambe molli, faccia accaldata e mani sudate. Probabilmente pensavate:

“Che imbecille. Non sono capace a far niente…”

“Orribile… Aiuto, aiuto, aiuto!”

“Basta, non farò mai-mai-mai più un altro discorso in pubblico.”

L’interessante invece inizia dopo lo sfogo emotivo. Che cosa sceglierete di fare in seguito al disastro?

  1. Eviterete qualsiasi occasione per parlare in pubblico?
  2. Continuerete a farlo, ma vi sentirete una vittima che non ha un’altra via d’uscita?
  3. Oppure deciderete che ogni discorso successivo deve essere un po’ migliore del precedente, e con una ragionevole quantità di tempo, ce la farete anche voi a diventare bravi?

Come probabilmente avete intuito, è proprio la resilienza che ci permette di arrivare all’ultima scelta.

Resilienza nei bambini

Adesso pensate un attimo ai vostri figli. Quanti sconforti vivranno nel loro piccolo mondo indipendentemente dal vostro amore e dalla vostra presenza?

  • Essere presi in giro dai compagni per il nome/ cognome / vestiti…
  • Trovarsi l’unica a non essere invitato a una festa
  • Arrivare l’ultimo in una gara

Sono tutte le cose che capitano. Ma come fa un bimbo a trovare il coraggio e la fiducia in se stesso per superare queste situazioni inalterato o, meglio ancora, diventando più forte? Non vorreste dargli una specie di scudo? Una bacchetta magica che trasformi la sua sofferenza in forza?

La risposta a questa domanda è molto più concreta di quello che potete immaginare. Il motore che fa partire il comportamento benigno è la resilienza. E la resilienza, a suo turno, è uno strumento  psicologico che possiamo sviluppare: esistono metodi ben precisi (troverete alcuni link alla fine di questo articolo). Ma la cosa più importante è che i bambini hanno già uno strumento innato, pensato dalla natura, per sviluppare questa risorsa, ed è il gioco.

Il gioco è uno dei modi migliori per svilupare la resilienza nei bambini, è il loro quinto elemento, l’arma personale da piccoli principi e principesse.

Come funziona esattamente? Le attività di gioco permettono ai piccoli di sperimentare un vasto range di stimoli – pensieri e sentimenti, interazioni sociali e fisiche, vittorie e sconfitte in ambiente sicuro e creativo.  Il frutto di questo processo è che il bimbo:

  • acquisisce la percezione di avere il controllo su se stesso e sull’ambiente attorno a sé (condizione necessaria per lo sviluppo dell’autostima),
  • impara a calibrare il suo sistema di regolazione emotiva.

Questi dati sono conosciuti da un po’ di anni e in certi paesi (principalmente anglosassoni) sono utilizzati a livello nazionale (per curiosità, provate a digitare nel motore di ricerca ‘Play and Resilience’).

Se non siete ancora convinti, vi invito a guardare su Youtube il famoso discorso TED-talk (TED è un’organizzazione no-profit che si occupa di presentare al mondo intero le idee più rivoluzionarie del nostro tempo) di Stuart Brown, ricercatore numero uno nel mondo occidentale nel campo di gioco, dove descrive il seguente esperimento:

“Abbiamo fatto due gruppi di ratti, nel gruppo N1 abbiamo impedito qualsiasi comportamento di gioco, nel gruppo N2 il normale imprinting di gioco non è stato alterato. Successivamente entrambi i gruppi sono stati esposti agli stimoli di pericolo (collare con l’odore del gatto) e gli individui in entrambi i gruppi si sono rifugiati in un nascondiglio. I ratti che non hanno mai giocato (i non-players) non sono mai usciti dal loro rifugio… Mentre i ratti del secondo gruppo dopo un po’ di tempo sono andati a esplorare la situazione

Che cos’è questo se non resilienza?

Se decidete di andare a giocare subito, date un’occhiata alle nostre schede gioco, organizzate per età nella categoria “Schede gioco”.

Informazioni per approfondimento:

  1. Sito di piero Trabucchi qui
  2. Il giornale delle scienze psicologiche State of Mind qui
  3. World organization for early childhood education qui
  4. Portale degli articoli scientifici Science Direct qui