Disegniamo con le impronte

Se pensate che disegnare con le dita sia un’attività riservata ai bimbi di circa due anni, vi sorprenderemo. Esistono innumerevoli modi, semplici e sofisticati nello stesso tempo, divertenti anche per i bimbi più grandi (e non parliamo degli adulti, che pensano di non essere bravi con i colori – si divertiranno pure loro!).

Il gioco che vi proponiamo oggi è tratto dal libro di Ed Emberley Fingerprint Drawing Book. Armatevi di colori semplicissimi (come ad esempio la tavoletta di Ikea della foto) e di una penna nera a inchiostro.  

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Preparatevi a scoprire cose nuove sul bambino vicino a voi: forse i suoi interessi vi sorprenderanno, così come quello che pensa lui delle sue capacità. Ad esempio ho sentito dire da mio figlio: “Mamma, lasciami fare le orecchie, che le so fare proprio bene”.

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Uova dei dinosauri

Devo dire che nel 2017 i dinosauri sono diventati per me un tema ricorrente. Quando mio figlio ha cominciato a parlare degli aculei (!) e a chiedermi qual è il mio dinosauro preferito oppure come si chiama quel dinosauro con le placche ossee, a momenti volevo fuggire dalla stanza o, peggio ancora, rispondere qualche sciocchezza insensata solo per rispondere qualcosa. Non l’ho fatto. Ma ero molto-molto perplessa.

Ho finito quasi per prendere gli appunti da Wikipedia, perché all’inizio non c’era verso di memorizzare ‘sti “sauri-nomi”! Al momento, posso dirvi che il dinosauro che mi sta più simpatico è l’oviraptor, perché aveva le piume (nei libri le dipingono di color turchese) che personalmente trovo molto chic… e quello con le placche ossee, che piace tanto a mio figlio, si chiama stegosauro.

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Perché giocare per gli adulti è difficile?

Tè con i dinosauri, minestre di sabbia e fiori, un’ennesima torre traballante di lego… a volte giocare con i propri figli assomiglia di più a una velata tortura mentale. Provate a ricordarvi che cosa sentite quando giocate con loro. Andateci senza filtri, non lo diremo a nessuno. C’è un po’ il gusto di obbligo?

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Una cosa un po’ noiosetta? Con il retrogusto di fare le cose stupide e di dover sorridere alle battute che non hanno senso? Forse a un certo punto vi chiedete se è normale provare questi sentimenti con i propri figli. Esistono genitori che si divertono per davvero? È normale che non siamo perennemente entusiasti di giocare?

La risposta breve – si, è normale. Non siamo più bambini, abbiamo i nostri interessi, la casa da pulire e mille problemi da risolvere per organizzare la vita attorno a questi piccoli fiori. La mamma perfetta e il papà-modello sempre sorridenti, adoranti di qualsiasi cosa produca la loro prole è la più grande invenzione dell’era pubblicitaria.  

La risposta lunga è che per giocare e divertirsi nel frattempo, secondo noi, basterebbe affrontare questa attività da una prospettiva diversa.  

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6 libri sulle emozioni che vale la pena a leggere con i bambini

Le emozioni sono un argomento che va di moda in questi giorni. Di conseguenza il numero di libri, compresi quelli per bambini, che ne parlano, va alle stelle. Ma servono a qualcosa o sono utili come le pastiglie per dimagrire?

Come probabilmente sapete già, a noi piacciono le cose chiare, semplici e pulite. Quindi  eccovi la nostra risposta senza fronzoli – i libri sulle emozioni è un bel investimento nell’educazione dei bimbi per un semplice motivo: per imparare a gestire le emozioni, devono, come minimo, saper individuarle. La prossima volta che li parlerete dell’arroganza, della confusione e del sindrome di abbandono, avrete un po’ più chance per essere compresi.

  1. I colori delle emozioni di Anna Llenas

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Adatto ai bimbi di 3 – 4 anni 

‘I colori delle emozioni’ è una sorte di enciclopedia delle emozioni presentata in abbinamento con colori. Questo gioco rende il processo educativo più immediato e più intuitivo per i piccoli lettori.

A nostro avviso è più indicato per i bimbi che non parlano ancora tantissimo, perché le parole sono poche. Per lo stesso motivo andrebbe bene anche per l’età inferiore a 3 anni.

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Giochi senza età: la trottola

Ci sono giochi che non tramontano mai. Li hanno usati i nonni, i genitori… e ora sono pronti per i nipoti. Sono giochi che, come le principesse delle fiabe, non invecchiano mai e sono molto utili per migliorare la manualità. Provare per credere.

Quando la si vede girare sulla sua piccola punta, affascina. Ruotando e ondeggiando si sposta e descrive traiettorie a spirale. Noi imprimiamo il movimento con una corda o anche solo con le dita e la trottola subito vive una vita tutta sua, gira su se stessa e descrive curve sinuose. Perchè?

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Giocare come le orche

La teoria evolutiva di Darwin ci ha fatto capire che nella natura non esiste nulla di casuale, nulla di inutile. Ogni organo, ogni funzione, ogni singolo comportamento è stato selezionato tramite i meccanismi complessi come uno strumento sine qua non per la nostra sopravvivenza. Sarà valido anche per la nostra capacità di giocare?

Spostiamo per un attimo il nostro focus dall’ homo sapiens alle orche, i più grandi dei delfini, dalla distinta colorazione bianconera. Esistono numerose prove della loro intelligenza, ma per non divagare troppo vi racconto solo questo: alla fine dell’ 800 è stato documentato il caso delle orche che aiutavano i marinai delle baleniere, avvertendoli con segnali sulla presenza della balena nelle acque, in cambio di un ‘assaggio’ del pescato, dopo che la balena fosse tirata fuori dall’acqua (fonte). Direi che, come minimo, sono furbe. 

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Giochi senza età: le biglie

Ecco un altro gioco che non invecchia. Se non ci credete provate a presentarvi nel parco giochi che frequentate di solito con il vostro bimbo o nipote portando un sacchetto di biglie. Avete ottime probabilità di ritrovarvi a giocare non solo con i bambini, ma anche con i nonni!

Per grandi e piccini. Una piccola tecca con pollice e medio (oppure pollice e indice) e la pallina parte. 

Il gioco è tanto più interessante quanto più il percorso che la biglia deve fare per arrivare al traguardo è difficile e il pavimento è rugoso e scabro. Non è importante la forza impressa nello schiocco, ma l’abilità nel capire come imprimere il tocco per far sì che la biglia non si scosti dalla traiettoria che deve percorrere. In questo gioco i bambini sono velocissimi ad acquisire abilità nei lanci, facilitati dalle dita   piccole e da una sensibilità tattile maggiore, soprattutto se l’adulto non ha troppa esperienza.    

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5 benefici sorprendenti del teatro per i più piccoli

‘Sono brutti!’ – ha detto l’altro giorno una bimba nella sala d’attesa dalla pediatra, puntando il dito verso il libro dei dinosauri che il mio bimbo stava sfogliando. Egli si è voltato verso di me e ha chiesto: ‘Mamma, perché quella bimba dice che sono brutti? Sono belli!

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Vi siete mai chiesti perché molti bambini hanno un debole per i dinosauri? Io me lo chiedo di continuo da quando il mio figlio è entrato nell’età giurassica, per modo di dire. Gli piacciono i dinosauri giganti, lenti e pacifici, ma anche quelli carnivori con un po’ di grinta e i denti a rasoio, i bipedi e i quadrupedi; gli piacciono le loro corna, le placche ossee, le creste, le vele e le piume – ogni piccola cosa legata ai dinosauri lo affascina all’infinito.   

Effettivamente, perché? Perché per alcuni bimbi i dinosauri sono così affascinanti? 

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Barattoli inutili

Una sera traquilla e tutto sommato pacifica, mentre mio figlio faceva il bagnetto e io mi mettevo la crema da notte, pensando agli impegni del giorno dopo, mi arriva una domanda shock:

Mamma, a cosa posso giocare adesso? 

Prima ancora di rispondere qualcosa, i miei occhi salgono letteralmente sulla fronte per quanto sono sorpresa.  

– Amore, ma hai ben 3 pinguini magnetici, la piramide di animaletti marini, un meraviglioso anatraccolo di gomma, un granchio-termometro e persino un libro da leggere nella vasca da bagno. Non potresti giocare con questi? 

A giudicare dalla sua faccia, no, era impossibile continuare a giocare con il solito set. Presa da amor materno, mi sono messa a cercare su Internet che cosa avrebbe potuto interessarlo come successi giocattolo da bagnetto (effettivamente, deve giocare a qualcosa mentre la mamma si mette la crema in faccia, no?)  

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L’aeronautica naturale

Una mattina aprendo le persiane, ho visto che il balcone era pieno di semi di acero. Non abbiamo gli aceri in giardino, ma il giorno prima c’era stato un vento molto forte, che aveva scombussolato i semini degli alberi in giro e li aveva portati graziosamente davanti ai miei piedi. Ho avuto immediatamente un flashback…

Quando in Russia andavo con mamma alla scuola materna passando da un viale alberato in autunno, ad ogni colpo di vento, dagli alberi si staccavano queste eliche, che ruotavano furiosamente e pian piano scendevano giù. Li chiamavamo ‘vertoliotiki’, in russo significa ‘piccoli elicotteri’.

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