Perché giocare per gli adulti è difficile?

Tè con i dinosauri, minestre di sabbia e fiori, un’ennesima torre traballante di lego… a volte giocare con i propri figli assomiglia di più a una velata tortura mentale. Provate a ricordarvi che cosa sentite quando giocate con loro. Andateci senza filtri, non lo diremo a nessuno. C’è un po’ il gusto di obbligo?

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Una cosa un po’ noiosetta? Con il retrogusto di fare le cose stupide e di dover sorridere alle battute che non hanno senso? Forse a un certo punto vi chiedete se è normale provare questi sentimenti con i propri figli. Esistono genitori che si divertono per davvero? È normale che non siamo perennemente entusiasti di giocare?

La risposta breve – si, è normale. Non siamo più bambini, abbiamo i nostri interessi, la casa da pulire e mille problemi da risolvere per organizzare la vita attorno a questi piccoli fiori. La mamma perfetta e il papà-modello sempre sorridenti, adoranti di qualsiasi cosa produca la loro prole è la più grande invenzione dell’era pubblicitaria.  

La risposta lunga è che per giocare e divertirsi nel frattempo, secondo noi, basterebbe affrontare questa attività da una prospettiva diversa.  

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Giocare come le orche

La teoria evolutiva di Darwin ci ha fatto capire che nella natura non esiste nulla di casuale, nulla di inutile. Ogni organo, ogni funzione, ogni singolo comportamento è stato selezionato tramite i meccanismi complessi come uno strumento sine qua non per la nostra sopravvivenza. Sarà valido anche per la nostra capacità di giocare?

Spostiamo per un attimo il nostro focus dall’ homo sapiens alle orche, i più grandi dei delfini, dalla distinta colorazione bianconera. Esistono numerose prove della loro intelligenza, ma per non divagare troppo vi racconto solo questo: alla fine dell’ 800 è stato documentato il caso delle orche che aiutavano i marinai delle baleniere, avvertendoli con segnali sulla presenza della balena nelle acque, in cambio di un ‘assaggio’ del pescato, dopo che la balena fosse tirata fuori dall’acqua (fonte). Direi che, come minimo, sono furbe. 

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