Gioco per imparare le lettere con… biscotti

Si sente tanto parlare dell’inutilità dell’apprendimento precoce delle lettere. A volte sembra che imparare a scrivere il proprio nome possa addirittura rovinare la psiche giovane)) “È troppo pesante”, “si sentono “stressati”, “i bimbi devono solo giocare”… Che dire, speriamo che questo gioco, leggero e innocuo, metterà alla prova i preconcetti più duri in merito all’alfabetizzazione.

Le massime di psicologia cambiano come i modelli dei telefonini: dare da mangiare sempre la stessa cosa contro mangiare i cibi più vari, evitare qualsiasi tipo di sport per non aggravare l’asma contro puntare sull’attività fisica per curarla. Gli esempi sono una miriade. L’unica cosa che non cambia è la capacità dei bambini di adattarsi a qualsiasi pensiero del momento, per sopravvivere.

Chi è nato in montagna, impara a sopportare l’altitudine e macinare i dislivelli, chi è nato nella foresta, impara in fretta a distinguere le piante e orientarsi a seconda della posizione del muschio sui tronchi. I bambini sono come delle spugne, fatte per assorbire le cose nuove. E nell’era informatica, dove viviamo noi, occorre imparare i numeri e le lettere. E allora perché non imparare proprio dal proprio nome e magari data di nascita?

Ecco una ricetta facile-facile per fare i “biscotti letterari”. L’idea è di fare biscotti a forma di lettere e numeri per imparare italiano, ma poi perché no, anche inglese, o altre lingue ancora.

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Alla fine del gioco si ottengono biscotti da mangiare. I bambini sono molto orgogliosi di produrre qualcosa di utile, qualcosa che può essere mangiato anche da mamma e papà.

Se ti piace pasticciare con i bimbi in cucina, prova a prendere qualche spunto dall’articolo Arte farinosa o come giocare con quello che c’è in cucina.

Author: Yelena

Una mamma russa, una naturalista e un’appassionata di danza, mi trovo particolarmente a mio agio nel caos creativo. Adoro leggere i libri per imparare cose nuove: dai missili e razzi spaziali a paleontologia, dal flamenco all’origami. Per non impazzire - pratico l’autoironia come cura universale da tutti i guai.

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