Crescere i figli come mamme-delfini

Gioco libero versus gioco strutturato – quale scegliere?

Mio suocero è un appassionato di lego. E non butta mai niente. Queste due massime, combinate insieme fanno sì che abbiamo una quantità praticamente infinita di lego di circa 30 anni fa – tutto rigorosamente messo nelle varie scatole di cartone, organizzato per colori.

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Il buio oltre la siepe – una lettura d’obbligo per i genitori e gli adolescenti 

Ho sentito parlare di questo romanzo tante volte da piccola, trovavo il suo titolo inglese “To kill a mocking bird” affascinante e misterioso.  

Per una cosa o per l’altra non l’avevo mai letto… ma quasi 20 anni dopo ho deciso di affrontarlo. Non perché devo, non perché è trendy e tutti ne parlano, ma perché ho voglia di un libro valido, che non delude. 

L’ho letto… e confermo, è immenso. In un linguaggio semplice e non invadente l’autrice riesce a spiegare ai ragazzi alcune cose molto delicate:

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Minerali da colorare – un gioco per scoprire il carattere dei vostri figli

Oggi in programma abbiamo un gioco con un tocco psicologico – si tratta di proporre al bambino di colorare e decorare una scheda con i minerali e poi analizzarla con gli strumenti che vi offriremo successivamente.

Dai disegni ottenuti, specialmente se li fate con un gruppetto di bimbi avrete delle sorprese,  spiccheranno alcuni tratti del carattere, come livello di energia, introversione ed estroversione, tenacia, sensibilità emotiva e tanto altro.

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Il gioco e il legame intimo tra figli e genitori

Una semplice cosa da fare per sentirsi più vicini ai propri figli

La mistica parola bonding, come bluetooth, wifi e chicken wrap, è entrata ormai nel vocabolario italiano. Ha poco a che fare con James Bond (anche se rimane la mia ipotesi preferita). Forse ve la ricordate dall’epoca di gravidanza nel contesto “l’allattamento al seno aiuta il bonding tra la mamma e il neonato”.  

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Qualcosa da lasciare o il componente segreto delle tecniche d’insegnamento

Una riflessione sulla possibilità di “invogliare” i bambini a imparare qualcosa. E se del tutto è possibile.

Molto spesso, per via della mia professione (o per l’inclinazione naturale?), cerco il miglior modo per insegnare qualcosa ai bambini. Qualcosa di più divertente, più azzeccato, più giusto, se volete… A volte ci riesco, a volte – fallisco miseramente… Come nel mio centesimo tentativo di spiegare a mio figlio come si fa il pane.

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25 cose da chiedere ai figli al posto di ‘come è andata la giornata’

Incredibile come a volte basta spostare il focus delle domande per ottenere, senza sforzo, delle risposte dai figli.

Ancora prima di avere i figli mi ricordo di aver sentito un dialogo tra una nonna e il suo nipotino in autobus.

– Come è andata la giornata?

– Cosa hai mangiato?

– Non me lo ricordo…

– E come dessert?

– Non mi ricordo.

In quel momento avevo pensato: “Signora, ma che barba! Chiederebbe mai a una persona adulta cosa ha mangiato a pranzo per intrattenere una conversazione gradevole?”

Ed eccomi, da mamma quasi 10 anni dopo, rifaccio esattamente lo stesso giro di domande… Che dire, vorrei sapere se ha mangiato bene o no… Ma non ottengo mai niente di più di ‘non mi ricordo ’.

Per fortuna, esistono i modi per cambiare alcune routine stabilite, in meglio… ma tanto in meglio! Si tratta di passare dalla conversazione mamma-centrica alle domande bimbo-centriche.

La prossima volta che andate a prendere il vostro figlio a scuola, rivolgetegli piuttosto una di queste domande:

  1. Qual è la cosa migliore che è successa oggi? E quella peggiore?
  2. C’è qualcosa che ti ha fatto ridere?
  3. Con chi vorresti stare vicino in classe? E con chi assolutamente no? Perché?
  4. Dov’è a scuola il posto più freddo?
  5. Qual è la parola più strana che hai sentito oggi?
  6. Se avessi incontrato la tua maestra oggi, che cosa mi avrebbe detto di te?
  7. Hai aiutato qualcuno a fare qualcosa oggi?
  8. Qualcuno ti ha aiutato a fare qualcosa a scuola oggi?
  9. Hai scoperto qualcosa di nuovo oggi?
  10. Qual era il momento quando ti sei sentito molto felice?
  11. Ti sei annoiato oggi facendo qualcosa?
  12. Se fossero atterrati gli alieni a scuola e ti avessero chiesto chi possono portare via, che cosa avresti detto loro?
  13. Con quali bambini avresti voluto giocare oggi?
  14. Racconti qualcosa di buono della tua giornata?
  15. Quale parola oggi la maestra diceva più spesso?
  16. Che cosa vorresti imparare a fare a scuola di quello che non riesci ancora?
  17. Che cosa vorresti studiare di più a scuola? E che cosa di meno?
  18. Chi nella tua classe potrebbe essere un po’ più gentile?
  19. Che cosa fai all’intervallo?
  20. Chi è più divertente nella tua classe?
  21. Chi è il più furbo nella tua classe? Perché?
  22. Se domani dovessi diventare un insegnante, che cosa insegneresti?
  23. Chi dei tuoi compagni studia troppo?
  24. Con chi nella tua classe vorresti scambiare i posti? Perché?
  25. Hai usato oggi le matite? Se sì, perché?

Alcune domande sono più adatte ai bimbi più grandi, mentre le atre toccheranno i cuori anche dei bimbi piccoli. Scegliete quelle più adatte anche al carattere e agli interessi dei vostri figli, rimarrete sorpresi delle risposte!

Ecco la fonte.

La fiducia in se stessi? Impariamola dai campioni

Secondo voi esistono parole o, forse, frasi che possiamo ripetere ai nostri figli per aiutarli a diventare più sicuri di se stessi?

Certo che la questione della fiducia è più complessa, più delicata, non descrivibile solo a parole. Proprio per questo trovo interessante l’articolo sulla campionessa americana di ginnastica artistica Aly Raisman, che ha preso la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici del 2016 a Rio.  

Per tutta la sua infanzia e adolescenza i vari ‘esperti’ della ginnastica le dicevano che non aveva la costituzione giusta per vincere e che, se fosse nata 10 o 20 anni prima, non avrebbe superato nemmeno la selezione preliminare (appunto basata sul fisico). E lei? Ce l’ha fatta lo stesso.

Ha dimostrato che tutte queste persone sbagliavano. All’età di 23 anni Aly è due volte campionessa olimpica, è una star super-seguita di ‘Ballando con le stelle’ americana ed è semplicemente una giovane donna molto sicura di sé.  

Come ha fatto a non arrendersi e non farsi condizionare?

Nell’intervista dà tanto merito alle parole della sua mamma:  

“Non importa chi sei, ma non puoi piacere a tutti” 

“Cerca di essere una brava persona, con cuore buono, è tutto quello che puoi fare” 

Allora mi ha fatto pensare che forse il sostegno dei genitori conta davvero? Quelle frasi che ripetiamo fino all’infinito forse rimangono?

Ciascuno nella vita dovrà fare il proprio lavoro per sviluppare l’autostima, ma si riesce forse un po’ meglio con quelle piccole frasi di papà e mamma, che entrano dritto nel cuore e ci rimangono per sempre. 

E voi che cosa dite ai vostri figli? Ci sono delle frasi che avete preso dai vostri genitori? 

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Perché giocare per gli adulti è difficile?

Tè con i dinosauri, minestre di sabbia e fiori, un’ennesima torre traballante di lego… a volte giocare con i propri figli assomiglia di più a una velata tortura mentale. Provate a ricordarvi che cosa sentite quando giocate con loro. Andateci senza filtri, non lo diremo a nessuno. C’è un po’ il gusto di obbligo?

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Una cosa un po’ noiosetta? Con il retrogusto di fare le cose stupide e di dover sorridere alle battute che non hanno senso? Forse a un certo punto vi chiedete se è normale provare questi sentimenti con i propri figli. Esistono genitori che si divertono per davvero? È normale che non siamo perennemente entusiasti di giocare?

La risposta breve – si, è normale. Non siamo più bambini, abbiamo i nostri interessi, la casa da pulire e mille problemi da risolvere per organizzare la vita attorno a questi piccoli fiori. La mamma perfetta e il papà-modello sempre sorridenti, adoranti di qualsiasi cosa produca la loro prole è la più grande invenzione dell’era pubblicitaria.  

La risposta lunga è che per giocare e divertirsi nel frattempo, secondo noi, basterebbe affrontare questa attività da una prospettiva diversa.  

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Il quinto elemento o l’arma segreta dei bambini

Resilienza, resilienza… una parola che sicuramente avete già sentito. E se vi dicessero che se un bravo genitore potesse insegnare ai figli una sola cosa importante, vale la pena di puntare proprio sulla resilienza, che ne pensereste?

Definizione della resilienza

L’esperto italiano nel campo della resilienza psicologo dello sport, che prepara gli atleti per le gare ultra-endurance, Pietro Trabucchi la definisce così:

“La resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino.”

In parole semplici una persona resiliente di fronte a delusioni, fallimenti e i vari sconforti della vita, non si abbatte e non si deprime (oppure si abbatte e si deprime ma!) ma, ciononostante, si rialza e continua ad andare avanti verso l’obiettivo desiderato, a testa alta.

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Empatia-shmempatia

A cosa serve l’empatia e come svilupparla

Che cos’è l’empatia?

Una volta la parola “empatia” apparteneva a un ambito ristretto dei psicologi, psichiatri e ricercatori delle scienze sociali. Ma ormai, non si sa bene per quale motivo, è entrata saldamente nel nostro vocabolario. Amazon, come uno specchio pacchiano della nostra realtà, dà più di 1000 risultati per vari prodotti con questa parola-chiave. “Essere empatico” sembra una cosa buona, un po’ come “essere gentile”, mentre “mancare di empatia” suona come un’accusa di essere stantio.

Eppure tanti di noi immaginano una persona empatica come un qualcuno molle, stordito dalle emozioni degli altri, che piange per ogni fiorellino reciso, che non vuole far male nemmeno alla portiera della macchina e che crede che anche criminali più terribili abbiano un cuore tenero e affettuoso (dentro-dentro). Di certo, una persona empatica non è percepita come qualcuno di forte. Sarà davvero così?

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